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venerdì 2 dicembre 2016

QED69: Tu l'as voulu François Dandin...

Tanti tanti anni or sono, avevo una regazzetta del Villaggio Olimpico. Lei non era rustica, ma le sue amiche abbastanza. Ricordo un giorno una di loro chiedere a un'altra: "Che profumo hai messo?" Et l'autre de repondre: "Anè Anè".

Ignorava, la rustichella, che sulle "i" va sempre messo un puntino, anche (e soprattutto) quando le "i" sono tante (una cosa tipo 888. A proposito, com'era quella cosa dell'euro che ci difende dai fire sales?), ma qualche volta ne vanno messi due, e la scelta non è casuale. So che non ci crederete, ma non corressi la rustichella. Detesto l'abuso di posizione dominante, anche quando è la mia. E poi, fra un intellettuale e una rustichella si sa bene chi domini. La rustichella.

Ignoravo l'esistenza di Anè... pardon: Anaïs Ginori fino a questa mattina, pour la simple et bonne raison che non leggo il giornale sul quale scrive, ritenendolo schierato e inattendibile. Eppure questa persona che non ho mai visto, che mai conoscerò, mi ha regalato oggi un momento di intenso piacere, questo.

Grazie, Anè!

Ma anche grazie Grazia Graziella...

Che il simpatico porco mandato a difendere "da sinistra" gli interessi del grande capitale finanziario (un po' come Blanchard, l'economista "tanto cheinesssiano signora mia!", che ha dato er tuist de sinistra a l'FMI, approvando la Strafexpedition dei creditori francesi contenente un colossale errore tecnico: quello che il moltiplicatore fosse pari a 0.5, e agendo quindi in spregio della deontologia, come vi ho dimostrato qui), che il simpatico trombatore di attricette avrebbe fallito era nei dati e qui ce lo siamo detti il giorno stesso della sua elezione, mentre i giornali inattendibili esultavano.

Dedichiamo a questa conferma il numero che Apollinaire qualificava come erotico. Sia di buon auspicio al futuro pensionato...

Ammetto che ci potesse essere un minimo, ma veramente un minimo, di alea circa le modalità con le quali il fallimento politico si sarebbe manifestato a valle del fallimento economico che era invece assolutamente certo. Poteva anche andare alle elezioni e farsi sconfiggere! Ma la sua sconfitta era talmente certa, nei sondaggi, che questo sarebbe stato atto di follia. L'unica cosa che poteva fare era ritirarsi.

Ora la sinistra un candidato non ce l'ha, per il semplice motivo che, come chi ci legge dall'inizio sa bene, non c'è più una sinistra. Ormai siamo arrivati al punto che nei seminari della sinistra ci si guarda in faccia e ci si dice: "Abbiamo un problema: ci chiamiamo sinistra, e la gente questa parola non vuole più sentirla". E certo, e chissà perché! Sarebbe stato possibile ridarle un senso, non dico cinque anni fa, quando l'avevo chiesto io, non essendo nessuno, ma un paio di anni fa, combattendo dalla parte giusta l'ultima battaglia che avesse un senso di classe, quella sul jobs act. E invece no, per i motivi che vi ho tanto spesso dettagliato: la paura che Renzi vincesse (delle vittorie di Renzi avremo presto un esempio)...

Diciamo che il tempo, che è galantuomo, ha reso giustizia a una verità tanto semplice, quanto terribile, quanto profonda: i regimi presidenziali/maggioritari, al tempo della globalizzazione finanziaria, offrono all'elettore la scelta fra due destre. Questa verità la si può nascondere mandando avanti un fantoccio, un Bersani, un Hollande (ma anche un Renzi), a fare il lavoro sporco. Tuttavia la verità è come il sughero (diciamo così): è nella sua natura venire a galla, e lo sta facendo ovunque in Europa. In Italia non ancora, va detto, come va anche detto che la differenza la fanno gli uomini e le donne. Marine Le Pen ha studiato. Chi ha avuto come me l'opportunità di lavorare per anni in Francia lo ha visto. Partiva già avvantaggiata rispetto alla destra de noantri per il fatto di vivere in un paese la cui identità nazionale non è sistematicamente vilipesa dai media e dai politici corrotti (cioè al soldo di interesse esteri, tanto per esser chiari). Ma questo non sarebbe bastato, perché il giusto orgoglio di essere francesi è un bene diffuso in Francia, ed è quindi abbastanza difficile farne una bandiera politica. Bisognava anche capire come funziona la globalizzazione e in che modo l'euro l'aiuta, e questo è stato studiato e capito, e quindi ora può essere fatto capire, dalla destra francese, con un'efficacia e un'immediatezza della quale vorremmo tanto che la sinistra si riappropriasse.

Ma questo è impossibile perché la sinistra ha difeso il progetto imperialista e globalista europeo, e non sa come sganciarsene. Ed è per questo che nei seminari di sinistra ci guardiamo negli occhi e ci diciamo che "la transizione la gestirà la destra". Oddio, se lo dicono fra di loro, con quell'atteggiamento dei nobili dell'Ancien Régime avviati alla ghigliottina, quell'atteggiamento di composta ed elegante rassegnazione che faceva sclerare Stendhal, e che oggi fa sclerare Luciano. Quando c'è di mezzo la pelle, forse l'eleganza la si può tenere un momento da parte, no?

Quindi ora in Francia la scelta è fra Fillon e Le Pen. Difficile che si presenti un candidato "de sinistra" credibile. Per essere tale dopo anni di menzogna dovrebbe difendere l'Europa, cioè lo schiacciamento dei salari, e per arrivare almeno al ballottaggio ora che la menzogna è stata svelata dovrebbe difendere i salari. Ma c'è la contradizion che nol consente...

Ero a Bruxelles un paio di giorni fa, a pranzo coi vincitori (che sarebbero quelli che ho fatto di tutto per non far vincere: quindi io ero lo sconfitto, ma di sconfitta me ne basta una). Certo, anche loro di strada da fare ne hanno. Fillon è il loro Monti, e loro non sanno quali disastri abbia fatto Monti in Italia! Ma qualcuno gli ha fatto vedere due dati semplicissimi, che ignoravano: tredici trimestri di recessione continua con l'applicazione dell'austerità "thatcheriana", e tredici punti di rapporto debito/Pil in più. Due tredici non esattamente fortunati. Credo che nella campagna elettorale francese questi esempi verranno citati spesso.

Dopo di che, non è detto che questo basti a portare all'Eliseo il Front National, e comunque considero una sconfitta umiliante il doverlo auspicare, come peraltro ho già fatto pubblicamente nel famoso video in cui mandavo al posto suo Guy Verhofstadt, esplicitandone il motivo: questa vittoria sarebbe l'unica possibilità di dare una scossa alle nostre classi dirigenti per costringerle ad occuparsi dei nostri problemi.

Sì, perché poi alla fine diciamocelo molto francamente: l'idea che la compagna Marine, o il compagno Trump, si mobilitino per sollevare le sorti degli sconfitti della globalizzazione fa un po' sorridere, non è vero? Prendiamo ad esempio il compagno Trump. Oggi tutti fanno la semplice riflessione che qui abbiamo sempre fatto: un candidato alla presidenza degli Stati Uniti non può essere un outsider, è un pezzo dell'establishment, e ne difenderà gli interessi. Sentite ad esempio in che modo Rick Wolff, l'autore del grafico che spiega tutto, ci racconta la Trumponomics: "Sì, dicono che quello tirerà su il muro, ma è evidentemente una scemenza, perché controllare le frontiere è come mettere una legge sul salario minimo. Poi dove li trovano, gli imprenditori americani, dei poracci disposti a lavorare per un tozzo di pane? Quindi non è credibile che deporterà così tanti clandestini..." Io ho fatto una sintesi, ma se vi ascoltate la sua intervista vedrete che viviamo in un mondo in cui i marxisti americani dicono quello che dicono i fascisti francesi, e in cui i "democratici" proseguono la costruzione dei muri avviata dai "repubblicani".

Dobbiamo preoccuparci?

Sì, certo, dobbiamo preoccuparci del fatto che chi fa certe promesse di giustizia sociale sia proprio chi ha tutto l'interesse (di classe) a disattenderle. D'altra parte, il capitalismo ha dimostrato di trovarsi sempre e ovunque perfettamente a suo agio con gli uomini (o le donne) forti al comando: quando non li ha espressi direttamente lui, questi personaggi, li ha comunque catturati. Mi sembra piuttosto ovvio che è più semplice catturare (che sarebbe il termine tecnico per corrompere) un singolo governante, un dittatore o dittatorello, un presidente padrone, piuttosto che una intera e variegata assemblea parlamentare nella quale i multiformi interessi di una collettività siano tutti proporzionalmente rappresentati, no? Se il numero di telefono è uno solo, chiamare costa meno. Non è un caso se si fa tanto per ridurre gli spazi nei quali i cittadini sono chiamati a esprimersi, come ho spiegato nel mio ultimo working paper, facendo i nomi dei tanti giuristi competenti e onesti che di questo fenomeno si preoccupano.

Ma dovremmo comunque preoccuparci molto di più, qui e ora, di un altro fatto: al di là delle dinamiche che nel lungo periodo possono portare la destra a difendere gli interessi della destra (oggi così efficacemente difesi dalla sinistra), resta il dato pesante come un macigno che in questa Europa, che è l'unica Europa possibile, quella che esprime i rapporti di forza definiti da una storia centenaria, e che vedono il prevalere del capitalismo tedesco, insomma: in un'ipotetica Europa unita, non c'è spazio per la democrazia, anzi, direi che non c'è spazio proprio per la politica "tout court". Il motivo è semplice: non ci può essere polis né demos senza logos, e il logos europeo non c'è, quindi non c'è il demos, e i tentativi di crearlo sono esperimenti di ingegneria etnica a confronto dei quali il nazismo è una passeggiata di salute (e questo gli etnografi lo vedono e lo capiscono).

Il predominio della governance (cioè dell'idea che chi ci guida debba semplicemente assicurare il rispetto di regole eteronome, sottoscritte ma non condivise né tantomeno elaborate democraticamente dalle comunità che a esse sono assoggettate) sulla politica non è solo una stortura rettificabile di un progetto complessivamente sensato, ma temporaneamente sottoposto alle forzature di una minoranza di dissennati. No, no, le cosa stanno in un altro modo! La politica ha il suo horror vacui: la filosofia politica della governance si insinua e si espande in un vacuum politico creato, più o meno deliberatamente, da chi ha preteso di creare uno spazio politico laddove non esisteva, perché non poteva esistere, uno spazio nazionale. Sì, cari amici "de sinistra": purtroppissimo in democrazia non ci può essere politica senza nazione. L'alternativa alla nazione, nella grammatica politica, è l'impero, che ha una simpatica dimensione coloniale non del tutto compatibile con l'esercizio pieno della sovranità democratica del popolo. Lo stiamo vedendo in questi giorni, con i simpatici pizzini che dallo zio Tom a er cariòla tutti gli esponenti dei poteri forti ci stanno recapitando...

L'idea di una governance delle regole che assicura la pace abolendo lo spazio nazionale è consustanziale all'idea che la distribuzione del reddito sia un fatto tecnico, dipenda dalle produttività marginali dei fattori di produzione. Insomma: i compagni che vogliono l'Europa vivono in un delirio neoclassico, quello nel quale il conflitto non c'è perché non ci sono rapporti di classe ma c'è solo il mercato, che sa quello che deve fare, e che quindi deve essere lasciato libero di esercitare la sua sovranità tecnica, visto che la sovranità "politica" delle nazioni è stata foriera di conflitti. Ovviamente il dettaglio che sfugge, la mucca nel corridoio, come direbbe un famoso perdente complice del progetto, è che il mercato fallisce (ma ha sufficienti soldi per assoldare una schiera di gazzettieri che compatti diano la colpa allo stato corotto cò du ere...). Sfugge anche il dettaglio storico che abolire i luoghi di conflitto, cioè di mediazione degli interessi, non è il modo migliore per prevenire esplosioni di violenza. Direi piuttosto il contrario, e questo i nostri amici tedeschi lo sanno:

"Damals erlebte ich, was ich jetzt begreife: jene schwere, massive, verzweifelte Zeit. Die Zeit, in der der Kuß zweier, die sich versöhnten, nur das Zeichen für die Mörder war, die herumstanden. Sie tranken aus demselben Becher, sie bestiegen vor aller Augen das gleiche Reitpferd, und es wurde verbreitet, daß sie die Nacht in einem Bette schlafen würden: und über allen diesen Berührungen wurde ihr Widerwillen aneinander so dringend, daß, sooft einer die schlagenden Adern des andern sah, ein krankhafter Ekel ihn bäumte, wie beim Anblick einer Kröte." (qui)

L'Europa che ci dà la pace abolendo le nazioni che hanno posto fine alle guerre di religione in effetti ci sta consegnando a un periodo storico nel quale, nonostante la NATO che ci ha dato la pace (perché sarebbe paradossale andare a bombardare una base americana in Germania facendo decollare in aereo americano da una base americana in Italia, no?), si sta aprendo un periodo pesante, duro, disperato, una nuova stagione di guerre di religione, combattute in nome di un nuovo dio: l'euro. Come tutte le divinità, anche l'euro ha la venerazione delle sue vittime. La musica quindi non credo cambierà, prima di eventi molti traumatici, ma nel frattempo il potere che ci opprime, per tirare a campare ancora un po', cambierà ovunque i suonatori.

Perché, come spiegavo ieri ad alcuni simpatici investitori in un ristretto, elegante e cordiale roadshow, "carissimi: noi siamo l'élite, giusto? Bè, sapete che c'è? Abbiamo un problema. Qualcuno sta insegnando agli elettori la lotta di classe. E quel qualcuno sono i fascisti (all'estero), per di più in un momento in cui (da noi) si fa la legge Acerbo...".

Sorrisetto di circostanza, ma capire hanno capito (e qualcuno ha anche ringraziato).

Intanto, e per concludere, dedichiamo un (QED) sessantanove al nostro amico François, che ha così degnamente onorato il suo paese. Un paese che amiamo, nonostante sia all'origine dei nostri problemi più della tanto vituperata (dalle élite) Germania, e dal quale è estremamente probabile che presto arrivi una scossa...

lunedì 28 novembre 2016

Noxin moment

Il 28/11/2016 12:17, Unodepassaggio ha scritto:
Alberto, il problema del nixon moment è la fuga dei topi dalla nave europea che affonda. Da quando ha vinto Trump c'è il panico: tutti sanno che è probabile che lo sponsor dell'incubo europeo abbia cambiato idea. Ne consegue che quelli che fiutano il vento stanno scappando dall'Europa. Anche i bankers che mi ridevano dietro mi hanno chiamato e chiesto lumi. Devono gestire la loro fuga personale...
In bocca al lupo.
Unodepassaggio

Sono d'accordo, me lo raccontano un po' da tutte le parti. La differenza (che Trump dovrà gestire) è che nel 1971 sembrava che il dollaro avesse perso il suo status di "bene rifugio" (ancora del sistema, convertibile in oro, e tutte queste balle che avranno rassicurato gli austri-ani dell'epoca). Oggi, viceversa, il sempre più probabile tonfo dell'euro, facilitato dall'irresponsabile gestione politica di eventi come MPS, rende il dollaro l'unico bene rifugio (e nel frattempo si è capito che la ricchezza non è quella che i sette nani estraggono col piccone dal ventre avaro di madre Terra, ma quella che gli uomini producono creando valore aggiunto, quindi alla fine non importa se dietro un pezzo di carta c'è una barra di metallo luccicante, ma se c'è una potenza imperiale - e industriale!...).

Non è una piccola differenza: nel medio periodo saremo tutti morti (e la NIIP degli USA dovrà aumentare, perché tutti vorranno titoli in USD: afflusso di capitali uguale peggioramento della NIIP). Nel lungo il dollaro scivolerà, perché nel lungo comandano i fondamentali, comunque peggiori che nel 1971.

Amen.


Aspettiamo sereni (soprattutto in Germania) i prossimi accordi del Plaza.


A.

#famoerpartito

...dunque: er partito nun lo famo (anche se la qualità di chi me lo chiede si sta progressivamente e vertiginosamente innalzando: il che, peraltro, implica che potranno fare a meno di me), ma le correnti le abbiamo già fatte. Se spogliate le schede di votazione del Keynes award vedrete che ha stravinto il migliore (sono ovviamente phiero di voi). Constaterete tuttavia la presenza di una corrente di minoranza, lo MPF, che non è il Monte dei Paschi di Siena nella pronuncia di un nostro indimenticabile compagno, ma il "Movimento per la filologia", noto anche come "Morti per la figa". Vi aderiscono quelli che hanno preferito Sophie Gent, ovvero il primo video.

Eppure, se la guardate alla luce (perché al buio tutte le flautiste sono nere), vi rendereste conto, gentili utenti di questo blog diversamente non sessista, che anche Anna Besson un suo perché ce l'ha:


E ora torno alla ASN...



(...il Giardino Armonico è troppo anni '80, daje, su!... A me piace di più il loro Seicento. Ad esempio, cliccate qui, e sentite quando è misolidio il cembalista...)

domenica 27 novembre 2016

Oggi...

...Uga voleva fare qualcosa: andare dai nonni, fare una passeggiata. Non chiede mai niente (patent pending). Come si fa a dirle di no?

Così le ho proposto di andare a pattinare, e l'ho portata all'auditorium. Io mi son portato il PC, mi son seduto su una panchina, e ho messo ordine nelle varie domande per l'ASN. I misteri gaudiosi della burocrazia...

Ad esempio: ai sensi dell'art. 5 del D.M. 7 giugno 2016, n. 420:


dove l'allegato A elenca:


(nota: io sono in un settore "non bibliometrico", ma ai fini dei "titoli" - cioè non della valutazione delle pubblicazioni - questo non cambia molto).

Le commissioni si sono infine riunite, e così da pochi giorni sappiamo in base a quali criteri verremo valutati, tenendo presente che naturalmente nessuno di noi (ovviamente nemmeno i commissari), quando ha iniziato la sua carriera, sapeva che un giorno elementi quali la partecipazione a un collegio di docenti (célo) o la direzione di un comitato editoriale (manca) sarebbero state considerate dirimenti per la carriera. Si pensava di dover fare ricerca e pubblicare, e quella dire che l'ho fatta, considerando che la mia valutazione di impatto è sopra a tutti gli indicatori previsti dall'Allegato D (quello cui rinvia l'Allegato A...):


Per darvi un'idea, considerando le varie pubblicazioni "eleggibili" (come dice il sito del ministero, traducendo "eligible", che in italiano significa "idoneo": lasciamo perdere...), i vari "valori soglia" dei settori disciplinari economici (di area 13), io sono sopra a tutte e tre le soglie in tutti i settori:


Peraltro, un ringraziamento va a voi, perché come sapete a me questa roba interessa poco, e senza l'assillo di come farvela capire avrei prodotto molto meno (perché paradossalmente ho fatto di più negli ultimi anni, quando avevo meno tempo per farlo...).

Aspettavo quindi i titoli per capire come andava la faccenda. Per darvi un'idea, in Economia Politica è stato fatto un lavoro molto specifico:

Notate che non vengono considerati i criteri di cui ai punti 10 e 11 dell'allegato A, e questo ha ovviamente un senso, dato che Economia Politica tende a vedersi come settore volto alla scienza "pura" (in contrapposizione con quella "applicata"). Comunque, alla fine, la commissione specifica che le cose stanno così:


Io sono sopra tre indicatori e ho almeno cinque titoli, quindi la condizione necessaria c'è. Poi bisogna vedere se quello che ho scritto è di qualità elevata, e bisognerebbe vederlo prima che sia il tempo a giudicarlo! (ma le commissioni si sono date tempo fino a marzo).

Voi direte: ma tu che c'entri con Economia Politica? Bè, un po' c'entro! Il mio primo articolo in Classe A è stato proprio su Economia Politica (rivista del Mulino). E poi, così toglierei le giornaliste dal dolce imbarazzo di ricordarsi che in effetti attualmente insegno Politica Economica...

Quanto a Politica, la situazione è questa:

con la precisazione che:

Quindi, per restare nel mio settore è necessario che abbia fatto almeno tre delle dieci cose che la commissione ha stabilito. Necessario, naturalmente, non significa sufficiente, e questo noi lo capiamo (molti nostri interlocutori no).

Comunque, insomma, esco con Uga e mi siedo su una panchina, mentre lei pattina, ravanando nel mio hard disk alla ricerca delle tracce del mio multiforme operato. Poi lei si stanca, il laptop anche, e andiamo a fare la spesa. Torno a casa, porto la spesa in cucina, metto tutto a posto, metto su la pentola del brodo, do ar Palla il sacco della spazzatura da buttare, pulisco la pattumiera, poi mi accorgo che mancano i sacchi della spazzatura, e scendo a comprarli.

E chi trovo nell'ascensore?

Ma... è lui o non è lui?

Certo che è lui! Il mio PC, dimenticato, che mi aspettava da venti minuti in un cantuccio.

Ora: chi mi conosce mi evita, certo, ma soprattutto sa che sono piuttosto attaccato a lle mi' hose... C'est purement éthnique, d'altra parte! Ultimamente al mio esiguo ma agguerrito staff è capitato più volte di riportarmi il telefonino dimenticato sul banco del bar o elsewhere in giro per il mondo. Ma di dimenticarmi un PC è veramente la prima volta che mi capita. Il motivo temo sia ovvio: come direbbe er Palla, "me dà ar cazzo" dover ancora far domande. Dovevo pensarci prima, e farle prima: bussate e vi sarà aperto! Se supero l'asticella ora che "the bocconians" l'hanno alzata (ma è alta?), l'avrei superata tanto meglio prima, e ora avrei un pensiero di meno. La verità è che a me della carriera non me n'è mai fregato niente, e i motivi per i quali invece ora mi interessa non hanno nulla a che fare con me, e hanno invece molto a che fare con voi.

Bene: vado a cucinare...


(...condizione necessaria perché si faccia il partito è che il blog vinca ai MIA16. Se non hai votato e sei un qualcosista, sappi che è colpa tua...)

mercoledì 23 novembre 2016

QED68: la macroeconomia (della Brexit) è una scienza

La macroeconomia della Brexit ve l'avevo spiegata qua, in un articolo che vi ricordo di votare ai MIA16 (se non l'avete ancora fatto avete tempo fino a mezzanotte!), ed è molto semplice: dato che il Regno Unito è uno dei principali clienti dell'Unione Europea, verso la quale ha un saldo commerciale negativo per oltre 122 miliardi di euro (nel 2015), era del tutto ovvio che le minacce di Strafexpedition da parte dei tedeschi, le terribili ritorsioni verso chi aveva osato autodeterminarsi, si sarebbero tramutate in queruli appelli per una composizione pacifica della vertenza. Non si è mai visto un negoziante, nemmeno se si chiama Hans, minacciare il proprio principale cliente!

Ma da chi vengono, esattamente, i queruli appelli?

Non tanto da Frau Merkel, che in questo momento si occupa dei rifugiati, cercando di deportarli rapidamente per scongiurare l'inevitabile fine della sua carriera politica di donnetta stolta e piccina. Povera Angelona! Volevi cambiare il volto della Germania, usando un milione di poracci per proseguire nella sleale politica alemanna di svalutazione dei salari, ma hai capito tardi che invece sarà la Germania a cambiarti i connotati alle prossime elezioni, e per questo annunci in fretta e furia un piano per deportare quelle povere persone che stessa tu hai invitato a invadere il tuo paese, quegli esseri umani sulla cui pelle hai giocato con un cinismo che lascia sbalorditi, tu, del tutto incurante dei danni che avrebbero fatto quelle "risorse" (per la tua demografia languente) traversando mari e terre altrui per venire ad abbassare i salari a casa tua.

Ma di questo, ancora una volta, non trovo traccia nelle nostrane gazzette.

In effetti, appunto, non è Angelona a preoccuparsi, ma Inga, pardon, Ilse Aigner, la ministra dell'economia della Baviera.

Voi, che siete uomini di mondo, credo capiate perché a preoccuparsi non è la ministra della Turingia, o della Pomerania, o della Vestfalia, o dell'Assia, ma proprio quella della Baviera. No? Non lo capite? E allora ve lo ridico: perché la Germania non è un'area valutaria ottimale, e perché nel mondo reale, che non è quello che ci viene rappresentato da gazzettieri fascisti, corrotti e incompetenti, normalmente si preoccupa di più chi più ha da perdere. Così, non è un caso se proprio la ministra della regione più ricca, sede di alcuni marchi prestigiosi (lo sapete che la B di BMW significa "bavarese", vero?), si preoccupa di come si stanno mettendo le cose, soprattutto per colpa dei francesi, e auspica accorata che si concludano presto nuovi accordi commerciali.

Ai beceri pagliacci che da noi vanno in giro sproloquiando sul fatto che "le quattro libertà le tieni tutte o le abbandoni tutte" (sarebbero quelle di movimento di merci, servizi, capitale e lavoro), cosa che non sta né in cielo né (soprattutto) in terra, perché non la vediamo all'opera in nessuna parte del mondo, risponde questa volta Angelona, secondo cui l'Inghilterra potrà mantenere il controllo dei proprio confini, pur accedendo al mercato unico, se lo desidera.

E grazie tante!

Forse i tedeschi si sono accorti che gli inglesi hanno un mercato molto più dinamico e promettente dell'Unione Europea al quale rivolgersi, un mercato del quale hanno contribuito, con la buona grazia che sappiamo, a conformare preferenze e abitudini: quello indiano. Sai che gliene importa, a chi ha un Commonwealth a disposizione, di sottostare ai ricatti del pagliaccio Verhofstadt? Vorrei proprio vedere che i tedeschi rinunciassero a vendere BMW agli inglesi perché questi rinunciano a far sconvolgere il proprio mercato del lavoro dalla deportazione interna dei tanti "miracolati" dall'austerità espansiva (a partire dai lettoni, per arrivare agli spagnoli).

Bene.

Volete vedere, per curiosità, chi sono gli altri clienti dell'UE, fra gli stati ancora membri, e chi invece i fornitori? In questo grafico vi propongo i saldi merci e servizi verso l'UE maggiori di due miliardi (2000 milioni) di euro in valore assoluto:


Ecco: i tre paesi che non ha molto senso minacciare sono Regno Unito, Francia, e Svezia. Se questa mattina avete guardato la televisione (e se non lo avete fatto, fatelo ora), avrete avuto modo di constatare che in Francia ci sono politici consapevoli dei problemi che l'Europa pone al loro paese, ma anche dei problemi che loro possono porre all'Europa. Avrete anche constatato lo scarto antropologico fra la francese e gli italiani: quelli scelti per contrastarla, naturalmente, perché non siamo tutti uguali. La pochezza degli argomenti, l'incapacità di entrare nel merito, la futilità delle domande, l'incompetenza abissale, vissuta come un merito, più che come un problema...

Ecco: se voi siete in grado di afferrare questi dettagli, che dettagli non sono, e di preoccuparvene (perché è preoccupante che in un dibattito l'unica persona in grado di argomentare sia una nipotina di Vichy, che non è esattamente Chianciano...), credo sia, in buona sostanza, perché cinque anni or sono segnalai, con un articolo che per molti di voi fu uno schiaffo in faccia, lo schiaffo che ti fa riprendere i sensi, quale sarebbe stato l'inevitabile epilogo di un progetto basato sullo schiacciamento dei salari.

Le politiche di destra avvantaggiano solo la destra, dicevo. La Brexit e Trump sono l'antipasto. Seguiranno copiose portate, indigeribili se non altro per la loro abbondanza.

Ma se siamo arrivati a tanto, la colpa non è certo mia, che mi sono limitato a riportatvi a contatto con una semplice verità: oltre un certo limite, gli uomini votano col portafoglio, e un sistema che schiaccia i salari pone problemi di tenuta democratica semplicemente perché i salari sono il reddito della maggioranza. La colpa di tante sofferenze e dell'inevitabile seguito di violenze che ne scaturirà è dei gazzettieri fascisti e corrotti che vi hanno per anni oppresso con la loro propaganda, e ancora continuano a farlo, impedendovi di trarre per tempo le conclusioni politiche corrette da quanto si stava svolgendo sotto i vostri occhi, e di far sorgere nei vostri concittadini una coscienza condivisa dei propri interessi. Quando la libertà di opinione diventa impunità di menzogna, la stampa si costituisce nemica della democrazia, come sta apertamente facendo in questi giorni, dopo aver rotto ogni freno inibitorio, inveendo contro il suffragio universale, e via delirando.

Quindi, se non volete votare al MIA16 per non premiare chi, aprendovi gli occhi, ha consegnato la vostra vita al rovello della consapevolezza, vi capisco. Fatelo però per umiliare i cialtroni che, mentendo, hanno reso la nostra aria irrespirabile e pericolosa. Prima che falliscano tutti come meritano, privateli di un riconoscimento che non meritano. Quello che dovete fare ve l'ho già spiegato. Ora dovete solo farlo, se non lo avete già fatto. Votate:

- nella categoria 4 "Miglior articolo": Brexit, qualche cifra
- nella categoria 27 "Miglior sito di economia": Goofynomics
- nella categoria 30 "Miglior sito politico/d'opinione": Il Pedante
- nella categoria 39 "Peggior cattivo online": Barbara Tampieri (Lameduck)

O vorrete venirmi a dire che volete fare "er partito", ma non siete capaci di far vincere il MIA16 al vostro candidato premier (e alla sua ministra dell'integrazione, nonché al suo ministro dell'istruzione, università e ricerca)!?

Datevi da fare, perché il tempo si avvicina. Se darete segnali, verranno raccolti. Se non li darete, sarete stati voi a non darli. As simple as that...

Austeri e no

Sto lavorando con un nostro amico (Claudio Borghi) per impostare un indicatore sintetico di incentivo all'uscita dall'Unione. Qualcosa di simile a un altro lavoro che conoscete bene, ma fatto con un po' più di criterio. Mi ha fatto notare un altro amico (Sergio Cesaratto) che in Germania stanno sclerando. Ora, fra le varie storielle che ci raccontano, una che (come sappiamo) non è tanto supportata dalle esperienze storiche è quella che in caso di uscita i "mercati" ci punirebbero, condannandoci all'autarchia finanziaria. Il paper segnalato da Sergio indica che la Germania sta in effetti preparando la sua Strafexpedition, ma come vadano simili spedizioni lo sappiamo: alla fine, male per chi ci si imbarca (il che non significa che non ci si debba premunire).

In effetti, le posizioni di intransigenza e di minaccia teutonica sono, come sempre, indicatrici di una certa fragilità, e il nostro governo bene farebbe ad esserne consapevole.

Nel Tramonto dell'euro apponevo un categorico "chi se ne frega" all'ipotesi che "i mercati non ci avrebbero finanziato", sulla base del fatto che l'Italia aveva uno dei surplus primari di bilancio pubblico più rilevanti, per cui, se anche il debito pubblico fosse stato il problema (come non era, ma a quell'epoca lo dicevo solo io), noi avremmo avuto meno difficoltà di altri a rifinanziarcelo. Il Tramonto, però, era stato scritto nel 2012, quando erano disponibili i dati consolidati fino al 2011. Quattro anni dopo la situazione come si presenta?

Così.


Il grafico riporta le medie del rapporto fra saldo primario e Pil dal 1999 al 2015 (in verde scuro), e poi quella dalla crisi dei debiti "sovrani" in poi (cioè sul periodo 2010-2015, in verde chiaro).

I paesi sono ordinati sul primo dei valori, cioè sulla media dell'intero campione 1999-2015. Il meno virtuoso risulta quindi essere la Slovacchia (in alto), e il più virtuoso il Belgio (in basso), anche se poi, da quando c'è la crisi (barre in verde chiaro), vediamo che il deficit primario slovacco è stato superato da quello di tanti paesi: Irlanda, Spagna, Regno Unito (tutti paesi che secondo i gazzettieri hanno fatto austerità, come credo abbiate avuto modo di constatare), e il surplus del virtuoso Belgio è diventato, per non sbagliare, un moderato deficit.

Ora, vi esorto a considerare un dato: escludendo il Lussemburgo, che è un paese dalle dinamiche molto particolari (un simpatico paradiso fiscale per le potenze egemoni), due soli paesi sono rimasti in surplus primario di bilancio durante la crisi: Germania e Italia. Il surplus tedesco è aumentato, quello italiano leggermente diminuito, ma resta più grande di quello tedesco. Svezia, Finlandia, Danimarca, Belgio, erano tutti partiti bene, e sono tutti arrivati male (posto che avere un deficit primario sia un male)! Poi ci sono gli altri, quelli che un surplus primario non l'hanno mai avuto e la cui situazione con la crisi è peggiorata, come l'Olanda e la Francia. E poi ce ne sono altri che durante la crisi sono riusciti a diventare "virtuosi": l'Ungheria e Malta.

Bene: questo grafico credo la dica lunga su chi ha fatto austerità e su quanto la nostra economia sia, per usare un termine caro agli economisti, "resiliente". I nostri nemici questo lo sanno benissimo, ed è per questo che cercano di fiaccarci il morale. Loro, dalla crisi, ci hanno guadagnato 100 miliardi di euro solo in conto interessi, e lo sanno benissimo. Resta da capire da che parte stia il nostro governo, se sappia come la pensano a Francoforte, e se abbia mai dato un'occhiata a queste cifre, uno dei tanti argomenti che un governo degli italiani dovrebbe usare per difendere gli interessi degli italiani in Europa.

Posto, naturalmente, che volesse farlo.

Noi cittadini siamo stati austeri.

Adesso sta a loro, ai governanti, essere uomini.


(...commenti sempre sospesi, sorry...)

Chiuso per ASN

...scusate: lo so che il vostro più grande piacere non era quello intellettuale di acquisire strumenti di lettura della realtà, ma quello fisico, digitale (nel senso di: associato all'uso dei polpastrelli), di venire a sparare le vostre minchiate sotto ai post, per poi farvi frustare, o dare bacini sul collo, a seconda della giornata e della rilevanza e pertinenza del vostro contributo. Lo so, e mi spiace di avervelo tolto, questo piacere, bloccando i commenti. Li riapriremo, tranquilli, e perfino gratis (pensate un po'!), ma solo quando sarò passato attraverso questa amena esperienza iniziatica.

Nel frattempo, se avrò qualcosa da dirvi ve lo dirò. Voi, per dirmi qualcosa, aspetterete il due dicembre. Da voi ho imparato moltissimo, e voglio continuare a farlo, ma ora devo dimostrare ad altri (non a voi) quanto ho imparato finora, e le due attività non sono compatibili. Peraltro, so che non dovrei dirvelo, ma... non mi mancate molto! Avevo sottovalutato l'immenso sollievo di tornare ad avere un'email gestibile.

Dal tunnel della crisi non so se usciremo, ma da quello del blog si può uscire...

Se volete dimostrarmi la vostra riconoscenza per il percorso fatto fino a qui, e secondo me dovreste farlo, ricordatevi di votare e far votare questo blog ai MIA16 secondo quanto ci siamo detti qui. Fate questo atto di misericordia verso il Sole 24 Ore, che sta soffrendo molto (meritatamente), e al quale è quindi gesto pietoso dare il colpo di grazia. So di poter contare sulla vostra umanità.

A presto!

giovedì 17 novembre 2016

La riforma costituzionale e l'Unione Europea: perché dobbiamo preoccuparci

(...da Massimo D'Antoni ricevo e volentieri pubblico...)


C’è un tema di merito che sta passando relativamente sotto silenzio, ma che potrebbe essere una ragione decisiva per votare No. Un tema che evidenzia una contraddizione tra i contenuti della riforma costituzionale e il maldestro tentativo del governo di marcare la propria distanza dall’Unione con scelte simboliche (la sparizione delle bandiere dell’Ue durante le conferenze stampa) e alzando i toni con Bruxelles in occasione del parere della Commissione sulla Legge di Stabilità.

Al di là del teatrino mediatico, la riforma determinerà infatti un’ulteriore cessione di sovranità del nostro paese alla Ue, analoga a quella realizzata nel 2012 con l’approvazione dell’art. 81 sul pareggio in bilancio. Che questo sia coerente con gli intenti della riforma è d’altra parte esplicito nella relazione introduttiva del Disegno di Legge Costituzionale del 8 aprile 2014. Sotto il titolo “Le ragioni della riforma”, è il governo stesso a spiegare quali ne siano gli obiettivi:



(...Curiosi? Confessio regina probationum, e la confessione è a un solo clic di distanza...)

martedì 15 novembre 2016

Soros

...e Soros di qua, e Soros di là, e Soros organizza la resistenza contro il compagno Trump, e Soros finanzia Killary, e Soros è dietro le ONG che indirizzano l'opinione pubblica, e Soros è dietro i postkeynesiani che difendono l'assetto vigente (quelli austeritàbbruttaeurobbello), Soros, Soros, Soros, Soros, Soros...

Tutto vero (forse), ma... vi ricorda nulla?

A me sì.

Questa mattina, forte delle mie recenti esperienze in matematica inutile (avere figli riserva anche questo piacere), mi sono permesso di twittare una semplice proporzione:

TTIP:CETA = Soros:x

Nessuno ha capito cosa volessi dire, il che dimostra che il mondo è pieno, ma veramente pieno, stracolmo, rigurgita, di beati, e di santo ce n'è uno solo: S. Alberto ("Auguri!" "Grazie!"), che li sopporta.

Io non dico che il generoso filantropo ungherese non sia un problema, come non dico che il TTIP non sia (stato?) un problema. Quello che vorrei cercare di farvi capire è che uno dei tanti modi per gestire il dissenso è canalizzarlo verso un obiettivo altamente simbolico, la cui carica iconica sia talmente potente da abbacinare i dissenzienti, impedendo loro di darsi un'occhiata intorno.

Uno specchietto, ma non per le allodole: per i polli (voi, with all due respect).

Vi ricordate il mio sospetto verso certi meccanismi comunicativi così evidenti nel caso del TTIP? Per me fu assolutamente e irrevocabilmente chiaro che sotto l'ostentata segretezza (ossimoro) del TTIP c'era qualcosa che non tornava quando vidi questa simpatica allegoria dell'utile idiota esibirsi nella seguente pulcinellata, che forse alcuni di voi ricorderanno:


E infatti, poi, saltò fuori quello che temevo, ovvero che questi scombinati figuranti stavano semplicemente distogliendo la nostra attenzione dal vero rischio, il CETA, del quale, nonostante fosse in anda da molto più tempo, molti pochi (incluso me, che in teoria queste cose le studierei) avevano sentito parlare.

Ce lo confermò Mario Nuti nel suo blog, ospitando un articolo di Peter Rossman, poi tradotto da vocidallestero.

Quindi, chi TTIPava h24 oggettivamente (cioè indipendentemente da quanto credesse, volesse, o gli fosse stato detto di fare) stava nascondendo il CETA.

E allora?

E allora, cari amici, state sereni (cit.): scopriremo che Soros, alla fine, è folklore. Il vero Male, quello con la "M" maiuscola, non si fa vedere e non ve lo fanno vedere. Con questo non dico che non dobbiate prestare attenzione alle mosse del simpatico magnate magiaro, né tanto meno sostengo che molte di queste mosse, per come ci vengono rappresentate, non siano preoccupanti. Solo che sono molto, troppo evidenti, e visto che vi giungono attraverso un sistema dei media che è per forza di cose, tautologicamente, controllato da chi ha i mezzi per farlo (lui in primis), io qualche cautela la userei. Insomma: dopo esservi indignati, come i suoi media vogliono che facciate, contro Soros, continuate a darvi un'occhiata intorno. La parte più delicata e (per alcuni) appetibile della vostra spoglia mortale è stata posta da Nostro Signore fuori dal vostro campo visivo. In un mondo nel quale assistiamo a tante piroette da parte degli araldi del sistema (spettacolare l'inversione a U del FT su Trump, per non parlare di quella del neokeynesiano Krugman sul NYT!), ogni tanto una piroetta fatela anche voi: consentitevi il lusso di 360 gradi di orizzonte, in un mondo nel quale molto evidentemente tutti vogliono che vi concentriate su un punto solo.

Il Male si muove sotto la superficie, ma siccome è grosso, qualche increspatura ogni tanto la lascia.

Cerchiamo di non distrarci.

E comunque: #hastatoSoros...

(...ultimo avvertimento: per favore, parliamo di cose serie...)

venerdì 11 novembre 2016

Goofy5: lebbasi...

(...e gnente: io non so più come dirlo... Vediamo se dicendolo così lo capite...)

Allora. Siamo qui anche perché condividiamo le famose fottute bbasi della cultura occidentale, vero?

Il piddino è "europeista" ma non è eurocentrico (perché non si rende conto del fatto che l'"europeismo", cioè l'idea che una trentina scarsa di paesi ospitati sull'8% delle terre emerse possano darsi regole che nessun altro paese al mondo si è mai dato, è la forma più distruttiva e razzista di eurocentrismo, cioè di pretesa superiorità razziale europea rispetto ai supposti pori cojoni che in giro per il mondo continuano a comandare a casa propria). Quindi il piddino va in brodo di giuggiole per l'ultimo romanzo dello scrittore venezuelano, per l'ultimo film del regista kazako, insomma: per tutto quanto, non essendo europeo, lo solleva dall'accusa di eurocentrismo culturale.

A noi invece piace Brahms, che ha qualcosa da dirci:


Eh, sì, la morte non giunge a tutti sotto le stesse spoglie. È amara quando toglie ai suoi beni chi ne ha abbastanza, ed è benevola quando soccorre il bisognoso, sollevandolo dalle sue sofferenze.

In ogni caso, è meglio non chiamarla, ed aspettare che venga da sé, altrimenti si corre il rischio di dover ritrattare, come ci dice un'altra pregevole opera cui non sia di biasimo il non essere stata girata in Indonesia:


Ecco, venendo al punto, per farvi capire come dovete comportarvi al Goofy: fate finta che io sia la morte.

Non chiamatemi, arrivo io, quando pare a me. Dopo di che, se siete dürftig, vi sarà caro il mio arrivo. Se invece ohne Sorge lebet, allora vi sarò amaro, ma ve lo sarete meritati, perché se state tanto bene, al goofy che ci siete venuti a fare?

Abbiamo fatto tanto per non essere un'armata Brancaleone: cerchiamo di non essere un'armata di Brancaleoni. Voi, forse, mi vorrete anche bene. Ma io vi detesto, dal primo all'ultimo, e chi non è del tutto fuori credo capisca ottimamente perché. Diciamo che in parte mi sono vendicato preventivamente, aprendovi gli occhi sul simpatico Truman show che i gazzettieri vi avevano costruito intorno. Certo, da allora la vostra vita non è più la stessa, ed è strano che sentiate il bisogno di ringraziarmi. In ogni caso, con qualcuno potrei ritenere di non aver ancora regolato tutto il conto...

Quindi... vi farò sapere: chiamo io!

E ora torno... ad arrotare la falce? No: a fare slides...


(...e se non arrivo? Bè, se non arrivo, arriverò l'anno prossimo. Ma avete proprio tanta fretta?...)