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mercoledì 21 marzo 2012

Cosa sapete della slealtà?

Il post precedente ha avuto molto successo: si sono complimentati lettori (in pubblico) e colleghi (in privato) e non s’è vista nemmeno l’ombra di un troll (ormai non mi nominano più nemmeno quando sono in fondo alle loro tane, hanno troppa paura di farmi pubblicità. Fabio, Fabiuccio! Stava nascendo un’amicizia! Ma dove sei scomparso? Te l'hanno detto i tuoi amichetti: "non ti ci appiccicare a Bagnai, che quello fa vedere i dati, e poi siamo rovinati!").

Questo successo però, dal mio punto di vista, è solo parziale, perché mi rendo conto di non essere riuscito a far capire a molti una cosa importante.


Permettetemi, da fiorentino, e quindi, vi piaccia o no, da persona etnicamente autorizzata a farlo, di aggiungere una piccola chiosa al vostro vocabolario della lingua italiana, che non è il mio. E no che non lo è, perché nel vostro dizionario esiste una parola che nel mio non esiste: “svalutazionecompetitiva”. Io sfoglio il mio vocabolario, e trovo: “competitivo, agg. 1) che consente di competere; 2) che è animato da spirito di competizione”. Poi vado pazientemente un po’ più giù, e trovo: “svalutazione, s.f., diminuzione del valore o del prezzo di qualcosa”. A questo punto, per cercare di capire quale sia quella che voi vi ostinate a chiamare la “vostra” idea, ma che non è vostra neanche un po’, seguendo l’ordine alfabetico, scendo lungo la pagina, aspettando di trovare subito dopo “svalutazionecompetitiva”. Ma... mistero! Questa parola nei miei dizionari non la trovo. Errore del tipografo? Dopo aver visto tante bibliografie di tesi cominciare dalla lettera Z (quella di Zorro, ovviamente, non quella di Zamagni) per finire con la lettera H (avete presente un’estrazione bernoulliana?), penso: “magari il tipografo è un laureato triennale, quindi potrebbe non avere molta più relazione con l’ordine alfabetico di quanta Webern ne abbia con la tonalità. Fammi dare un’occhiata in giro...”. E allora risalgo, verso “scemenza”... poi riscendo, verso “svilire”... niente... questa parola, che è l’unica che alcuni lettori sanno di economia, “svalutazionecompetitiva”, insomma, sul dizionario non c’è. Più facile far abboccare un salmerino che trovare questa parola che a voi dice molto, direi quasi tutto, e a me, invece, non dice proprio niente.

Come la mettiamo?

Vi faccio una domanda.


Cosa sapete voi della slealtà?

La Fig. 1 mostra la variazione del debito pubblico nei paesi dell’Eurozona dal 2000 al 2005. E visto che vengo esortato al buonismo, ve lo commenterò non con il mio solito empito omerico (nel senso, beninteso, di Homer Simpson), ma mi “flanderizzerò” (conoscerete Ned Flanders, no? Non ditemi che state tutto il giorno a leggere i Vangeli gnostici in edizione anastatica con apparato critico in tedesco, come Marco Basilisco). Così il buonismo è assicurato.



“Sorpresa sorpresina! Cosa succede? Vuoi forse dirmi che dal 2000 al 2005 i paesi virtuosi, quelli dell’asse (di equilibrio) franco-tedesco hanno aumentato il loro debito pubblico, mentre i porci porcellini lo stavano diminuendo? Cosa? Il Portogallo? Ma amico, guarda la tabella tabellina che segue, tesoro caro.”


"Vedi, il Portogallo sì, ha avuto una performance non ottima, ha aumentato il suo debito debitino di 14 punti di Pil, ma lui all’inizio era ben dentro i parametri di Maastricht: il suo debito debitino era al 48.5% all’inizio del periodo, per trovarsi poi al 62.8% nel 2005, cioè quasi sei punti sotto i primi primini della classe, i nostri amici diversamente europei”.

Alla televisione francese, che è molto interessante, ho visto come si preparano le meduse per farci l’insalata (in Tailandia pare vada molto). E ho pensato: guarda un po’, è esattamente quello che hanno fatto col cervello di certi italiani.

Ma io ci riprovo. Lo volete capire sì o no quello che è successo? Guardate, a titolo di esempio, il tracciato del debito italiano e tedesco nel periodo in questione:



Cosa vedete? Ditelo con parole vostre. No, anzi, meglio non fidarsi di persone dal vocabolario così strano. Ve lo dico io con le parole dei dati. Mentre il debito pubblico italiano è avviato su una traiettoria di risanamento (debole, imperfetta, non vigorosa, quello che volete, ma di risanamento, e c'era Belzebù al governo), il debito alamanno cosa fa? Prima staziona, poi decolla dal 2003. E cosa è successo nel 2003? Le famose riforme del mercato del lavoro, o sbaglio? Sapete, io non me ne intendo, non sono un economista del lavoro, sono solo un umile macroeconomista (come dico ai miei colleghi francesi, un “maquereau économiste”, e chi ha orecchie per intendere intenda. Del resto, ci pagano poco...).

E allora non ditemi di andare a leggere l’infinita aneddotica di queste belle riforme, i perché e i percome, quante ore, quanti soldi, quanti contratti. Quello lo fanno gli economisti del lavoro o i giuslavoristi. Io, da macroeconomista, registro solo:

1)      che l’aumento del debito è il risultato di un aumento del deficit pubblico tedesco di quasi 5 punti di Pil nel periodo in questione (da un surplus di 1.3 nel 2000 a un deficit di -3.4 nel 2005), partendo da una situazione nella quale la Germania era già sul filo del parametro di Maastricht in termini di debito pubblico (60.2%);

2)      che questo aumento è dovuto a maggiori spese (da 923 a 1043 miliardi di euro), non a minori entrate (passate da 946 a 969 miliardi);

3)      che queste maggiori spese per circa 120 miliardi sono spiegate per più di due terzi da sostegno all’economia attraverso sussidi alle imprese e politiche “attive” del mercato del lavoro (per circa 90 miliardi complessivi), mentre, ad esempio, le spese per l’istruzione sono aumentate di 8 miliardi e quelle per l’edilizia popolare di 3 miliardi.

E allora? E allora secondo me, e credo anche secondo i dati (ma aspetto riverente le smentite degli esperti) è successo questo: che la Germania, mentre predicava il rigore fiscale agli altri, praticava una svalutazione reale attraverso un massiccio programma di sussidi diretti e indiretti al proprio sistema produttivo, via una riforma del lavoro che, come dire, se da un lato “flessibilizzava”, dall’altro doveva “sicurizzare” i poveracci che perdevano il post (sì, la famosa flexicurity, sapete, quella cosa tanto moderna...). In pratica, lo Stato tedesco ha sussidiato l'abbassamento dei costi di produzione del sistema produttivo nazionale, facendosi carico delle varie "mancette" da elargire alle vittime delle riforme Hartz.


Del resto, lo avevamo visto che nell'età dell'euro l'economia tedesca era sostenuta dai consumi collettivi, mentre quelli privati e gli investimenti calavano, e il tutto era evidentemente funzionale a uno sbilanciamento della crescita verso la domanda estera, le esportazioni. Capite? E questo è stato fatto mentre si impediva agli altri di fare altrettanto, abbaiando ogni volta che qualcuno sforava quei parametri in termini di deficit (3% del Pil) che il governo tedesco è stato il primo a sforare.

Certo che poi, dopo il 2005, le finanze tedesche sono migliorate! Ci mancherebbe! Una volta che con sussidi slealmente competitivi hai messo la tua economia su un sentiero di crescita export led (guidato dalle esportazioni) vedi che poi le cose vanno (forse) a posto. Lo diceva Domar: il problema del debito pubblico è un problema di crescita del reddito nazionale. Piccolo inconveniente: quando tutto stava andando a posto (per lei) sulle finanze della Germania, fragilizzate da questa strategia spregiudicata e sleale, si è abbattuta la crisi finanziaria, e quindi, come abbiamo ricordato, son sorte delle piccole spesucce extra per salvare qualche banca banchina...

E ora come la mettiamo? Male per lei, e male per noi. Ma voi volete ora cancellare la parola svalutazionecompetitiva dal vostro vocabolario, e volete capire che la competizione sleale non si annida nel mercato valutario, che è quello che avete in mente quando pronunciate questa inesistente parola, ma in meccanismi ben altrimenti efficaci? Volete capirlo che la famosa “svalutazione della liretta”, finché era possibile, era un semplice meccanismo difensivo contro aggressioni di questa natura? Si fa presto ad estasiarsi per il meraviglioso Stato sociale del Nord. Quando poi si va a vedere chi paga, si scopre che magari paghiamo noi. Certo, non è tutto qui. Ci sono le differenze culturali, sociali, antropologiche. Bene: se siamo così diversi, forse meglio che ognuno stia a casa sua, no? Io a casa mia ci sto ma di molto bene...

In testa non vi ci entra proprio, vero? Be’, ricordatevi del trotzkista... (che è appena passato a salutarmi: è molto fiero di essere parte di questa bella comunità).


Va bene, lo ammetto: l'ultima frase Ned Flanders non l'avrebbe detta. Ma se mio figlio è Bart, io non posso essere Ned: devo essere Homer. Chi non ci sta clicca qui.

42 commenti:

  1. Ho una domanda molto basilare, da illetterato economico. Nel momento in cui non si ha un cambio fisso una moneta si svaluta automaticamente o viene deciso a tavolino dal governo?

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    1. Esiste un mercato dei cambio dove la Banca centrale può decidere di non intervenire, o può intervenire a sua discrezione, o può avere l'obbligo di intervenire. La terza possibilità (obbligo di intervenire) è quella che si presenta quando i cambi sono "fissi". Gli interventi discrezionali servono a "guidare" il tasso in un posto diverso da dove lo porterebbe il mercato. Si chiama "fluttuazione sporca" o "amministrata", ed è in effetti l'unico tipo di fluttuazione osservato in pratica (cioè: le Banche centrali un minimo intervengono sempre, anche quando non sono costrette a farlo da accordi di cambio).

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    2. Sbaglio o un esempio di intervento discrezionale è quello della banca centrale cinese che intervenendo sul mercato aperto per acquistare debito pubblico estero (specie degli USA), tiene basso un cambio che altrimenti si rivaluterebbe?

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  2. http://www.youtube.com/watch?v=tHnTG0wSCHo

    associazioni mentali

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  3. E con questo post esclamerei

    BINGO!

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  4. Crisi, dramma della disperazione perde il lavoro e si suicida a 29 anni.

    http://bari.repubblica.it/cronaca/2012/03/21/news/crisi_suicida-31935504/?ref=HREC1-3

    ******

    Ciò che tiene dritto un uomo di Gustavo Piga

    http://www.gustavopiga.it/2012/cio-che-tiene-dritto-un-uomo/

    ******
    Queste morti per mancanza di lavoro,purtroppo non avranno neanche un posto nelle statistiche dell'INAIL.

    Chi si deve vergognare?

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  5. non sono molto convinto però che la crisi del 2007 con i suoi strascichi abbia creato problemi alla Germania perchè se da un lato sta riducendo il tasso di crescita dell'export tedesco verso gli altri Paesi europei perchè c'è la crisi, ho sospetto però che dall'altro lato stia aumentando il livello di introiti di natura finanziaria, cioè mi riferisco al fatto che le banche tedesche hanno finanziato il debito privato dei PI(I?)GS e adesso campano con gli interessi, cioè tengono per gli ellissoidi i paesi periferici (hai voluto l'audi? e mo paga!). A questo si aggiungano un paio di ltri, e siamo (sono) a posto.

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    1. Hai ragione, ma io mi riferivo specificamente al deterioramento, piuttosto rapido, delle condizioni della finanza pubblica, con un rapporto debito/Pil proiettato oltre l'80%.

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    2. perbacco!

      ho visto su wikipedia (scusate la fonte...non sono del mestiere) una tabella che dice che la Germania è già all'83% di debito pubblico con un deficit del -4.3%

      http://it.wikipedia.org/wiki/Patto_di_stabilità_e_crescita

      (tra l'altro cade a fagiuolo con il titolo del post, visto che Francia e Germania hanno voluto il patto di stabilità e poi non lo rispettano)

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    3. Scusa tu, la colpa è mia perché nella fretta non ho messo le fonti. Per debito e deficit worldwide la base dati più snella e autorevole è questa.

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    4. Grazie per il link!

      Sono corso a scaricare i dati del debito pubblico di francia, italia e germania. Intanto ho notato che sono coerenti con wikipedia (meno male!) e poi ho notato che confrontando il debito netto con quello lordo, mentre per Francia e Italia i due debiti corrono parallelamente nel periodo tra il 2001 e il 2012 (tende solo leggermente a divaricarsi per l'Italia), per la Germania il debito netto corre parallelo a quello lordo dal 91 fino al 2007, poi si ha un balzo del debito lordo oltre l'80% come si diceva prima, però il debito netto continua ad avere un andamento "tranquillo".

      E' significativo questo dato? E se sì di cosa?

      Il sospetto che ho è che dentro a quella differenza ci siano soldini pubblici usati dal governo tedesco per salvare le banche. E' corretto?

      P.S.: riporto la definizione del sito di debito netto e debito lordo (non lo traduco perchè alcune frasi mi sono ancora oscure)

      General government net debt (National currency):
      Net debt is calculated as gross debt minus financial assets corresponding to debt instruments. These financial assets are: monetary gold and SDRs, currency and deposits, debt securities, loans, insurance, pension, and standardized guarantee schemes, and other accounts receivable.

      General government gross debt (National currency):
      Gross debt consists of all liabilities that require payment or payments of interest and/or principal by the debtor to the creditor at a date or dates in the future. This includes debt liabilities in the form of SDRs, currency and deposits, debt securities, loans, insurance, pensions and standardized guarantee schemes, and other accounts payable. Thus, all liabilities in the GFSM 2001 system are debt, except for equity and investment fund shares and financial derivatives and employee stock options. Debt can be valued at current market, nominal, or face values (GFSM 2001, paragraph 7.110).

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    5. Qui ti deve rispondere istwine, oppure devi aspettare lunedì!

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  6. Professore le porgo i miei più sentiti ringraziamenti per la sua opera divulgatrice. Io non sono un economista, inizio ad avere una certa età, ma le sue lezioni sono delle perle preziose. Spero tanto abbia accesso ai media, sono stanco di sentire le fandonie del pensiero unico neoliberale. Non occorre essere un economista per capire che ci raccontano solo tante frottole che sul piano della logica non stanno ne in cielo ne in terra.

    Mauro.

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  7. Marco Guerzoni21 marzo 2012 17:19

    Gentile Professore,
    lei fa riferimento a osservabili dati aggregati, ma su questi poi specula senza dati. Non ci sono spiegazioni alternative?

    Per esempio: non sono solo i paesi solidi da un punto di vista di credibilità sui mercati internazionali ad aver fatto nuovo debito?
    E la credibilità sui mercati si raggiunge avendo un'economia solida che garantisce i creditori nel lungo periodo.
    Ora i tedeschi lavorano meglio di noi (produttività), più di noi (forza lavoro occupata), meno ore di noi ( a testa, beati loro), hanno una forza lavoro meglio formata della nostra, hanno infrastrutture fisiche, sociali, giuridiche invidiabili. Sa che le dico? che possono anche arrivare al 200% di rapporto debito pubblico/PIL. Noi e, per quanto hanno dimostrato, i Greci non siamo creditori affidabili.

    Altro che aggressioni alla liretta. Sono semplicemente più seri di noi.

    cari saluti
    Marco Guerzoni

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Lei fa un po' di confusione fra debito pubblico ed estero, credo, però il punto che solleva è interessante. Il nuovo debito lo hanno fatto paesi "solidi" (come la Germania) e non solidi (come il Portogallo), così come la diminuzione del debito si è verificata in paesi che SEMBRAVANO solidi (l'Irlanda) e in paesi che finora non hanno smentito questa fama (Belgio -15%, Finlandia -2%, sempre fra 2000 e 2005).

      Il punto che volevo sollevare è che, visto che a ridurre il debito ci erano riusciti anche paesi "viziosi", e, noti bene, partendo da valori iniziali molto differenziati, evidentemente il quadro macroeconomico internazionale consentiva una simile strategia.

      Si pone quindi la domanda: perché i paesi virtuosi si sono indebitati?

      La sua risposta, mi perdoni, è molto divertente. Lei dice: "si sono indebitati perché erano più seri, quindi i creditori gli hanno dato i soldi". Ora, a parte il fatto che i creditori hanno dato i soldi anche a paesi fragili, a me sembra evidente, mi perdoni, che uno che prende i soldi solo perché glieli danno non è molto serio.

      Ma la cosa più divertente è che lei chiama questa una speculazione sui dati (credo, visto che la mia è senza dati).

      Io le ho detto come (aumentando la spesa) e perché (per sostenere le proprie industrie) il governo tedesco si è indebitato, e lei chiama la mia un'analisi senza dati...

      Guardi, forse i tedeschi sono più seri di noi, ma la sua analisi, mi perdoni, mi sembra meno seria e soprattutto molto più ideologica della mia. Sa com'è, ogni scarrafone è bello a mamma sua, io la capisco...

      Che l'analisi che si può fare su un blog sia meno approfondita di quella che si può fare su una rivista scientifica è un dato di fatto. Mi interessa promuovere un dibattito. Però... come dire...

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  8. cosa sappiamo noi della slealtà?non so gli altri,ma io so TUTTO,assolutamente TUTTO,per il solo fatto che sono un testimone
    della realtà politica(e quindi economica)degli ultimi cinquanta
    anni.cordialmente GF

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  9. Marco Guerzoni21 marzo 2012 18:51

    ...ci penserò su. anche se non saprei a quale ideologia dovrei essere in debito.
    La mancanza di dati a cui mi riferisco è quella sulle singole realtà industriali ed istituzionali dei paesi.
    Ma per oggi non scrivo più. le ho commentato un altro post in modo anche troppo logorroico.
    La ringrazio per l' attenzione e per la risposta
    Marco

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    1. Ho visto, e devo dire che siamo sostanzialmente d'accordo. Il problema è capire se dobbiamo limitarci a un solo punto di vista. Se è così preferisco il mio. Se invece vogliamo ragionare insieme, sono sicuro che il risultato sarà migliore.

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  10. UNa curiosità....Mentre la Germania aumentava il suo rapporto debito/pil attraverso politiche che diminuivano il costo di produzione, i Paesi che avevano una tendenza inversa, che politiche adottavano?

    RispondiElimina
  11. Salve professor Bagnai,
    una domanda rapida rapida, se avessi interesse ad acquisire qualche competenza di macroeconomia giusto per seguire meglio ciò che scrive, quale libro potrebbe consigliarmi? Tenga conto che imparo in fretta ma parto dal basso, si accettano ovviamente anche "autocitazioni" ;)

    cordiali saluti

    Simone Previti

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    1. Questo è gratis (probabilmente non ti interessano i capitoli dopo il 6°).

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    2. la ringrazio! credo che lo acquisterò non per piaggeria ma perchè i libri in pdf da leggere sul pc mal li sopporto(e sono un informatico!)

      cordialmente

      Simone Previti

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  12. Profe, eccezionale

    non ci sono altre parole.

    E' proprio un BINGO

    Grazie

    Giulia

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  13. Siamo stati il 4 paese più industrializzato del mondo, e ci siamo arrivati senza materie prime. Oggi forse quel posto non è più possibile ma dare la colpa alla nostra Italianità come dire "Francia o Spagna basta che si magna" mi pare riduttivo. C'è stato un periodo che i nostri investimenti in R&S erano al pari degli altri paesi, la costruzione dell'Autostrada del sole è ancora un esempio di efficienza Ingegneristica di costo e rispetto dei tempi. Forse Prof. un dato manca nel tuo post è la tassazione complessiva sul sistema mi sembra di aver letto su un quotidiano nazionale che fra noi e la germani ci sono 20 punti a nostro svantaggio.

    Comunque a riprova che siamo stati (e siamo) un grande paese ripropongo questo:

    LO STATO IMPRENDITORE E LA QUALIFICAZIONE TECNOLOGICA DELLO SVILUPPO ECONOMICO ITALIANO: L'ESPERIENZA DELL'IRI NEI PRIMI DECENNI DEL SECONDO DOPOGUERRA di Sabrina Pastorelli, Dicembre 2006.

    http://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/pubsto/quaristo/qrs12

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  14. Prof. Ho bisogno del tuo aiuto, siccome non mi sento più lavativo di un tedesco, visto che dubito fortemente degli effetti cosi dirompenti della tecnologia manifatturiera.

    Come mai i paesi che vanno peggio sono quelli che hanno un carico di lavoro annuo per addetto maggiore?

    http://stats.oecd.org/Index.aspx?DatasetCode=LEVEL#

    Mi sono perso nel confondermi, o qui siamo in compagnia dei polli di Trilussa?

    Se ho ragione io mi domando come si fa a dire "BEATI LORO"

    http://keynesiano.files.wordpress.com/2011/11/ue-disoccupati-e-forza-lavoro.png

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  15. E' la prima volta che scrivo nel suo blog e quindi non posso che iniziare rigraziandola per la sua opera di divulgazione puntuale e paziente.
    Pensavo che fosse livornese, invece leggo che è fiorentino: ma guarda un po da chi devo andare a lezione! (naturalmente sto scherzando, spero che da buon toscano non si arrabbi...)

    Venendo all'argomrnto di questo post:

    siamo sicuri che il debito pubblico tedesco sia all'80,7% del loro PIL?
    Leggendo Handelsblatt (un importante gionale economico tedesco) potrebbe essere almeno al 97,4% se si considera la quota di debito inscritta nella loro cassa depositi e prestiti (totalmente pubblica), se ne parla qui:
    http://lemieconsiderazioniinutili.blogspot.it/2011/09/debito-pubblico-e-germaniaovveroi.html

    o addirittura peggio del 97,4% se si contano i debiti per pensioni e sanità: sempre secondo Handelsblatt ma non riesco atrovare il link

    Valter da Pisa

    RispondiElimina
  16. Professore guardavo in questo suo articolo il grafico del debito italiano e tedesco, lei scrive che il debito tedesco decolla dal 2003 per le riforme del mercato del lavoro.

    Poi professore ho guardato il rapporto del debito pubblico/pil tra Spagna Irlanda e Islanda(nonEuro)e ho notato che nel 2007 sono decollate se non sbaglio x via della crisi dei subprime.
    http://goofynomics.blogspot.it/search?updated-max=2012-03-14T08:19:00%2B01:00&max-results=7

    Se questo grafico non è sbagliato qnche la Germania è decollata e questa volta non x le riforme del mercato del lavoro.
    http://www.google.com/publicdata/explore?ds=ds22a34krhq5p_&ctype=l&strail=false&bcs=d&nselm=h&met_y=gd_pc_gdp&scale_y=lin&ind_y=false&rdim=country_group&idim=country_group:non-eu&idim=country:de:ie:it:es:is&ifdim=country_group&tstart=795740400000&tend=1269126000000&icfg

    Mi scusi ma sono dubbi che non so neanche dove mi stanno portando...

    RispondiElimina
  17. Ma così, portando alla luce l'obiezione che è nell'aria traendola da quella provvista di luoghi comuni che irradiano senza sosta, perché sia agevole e senza sforzo, come un riflesso pavloviano, ricacciare nel fondo il barlume d'un idea, dico: o meglio, dice:

    "Ma caro Prof. la svalutazione tedesca è una cosa seria, impone delle rinunce dolorose (moderazione salariale, flessibilità del mercato del lavoro) e la relativa prosperità è il premio per i sacrifici (s)offerti; mentre nell'interpretazione italiana si passa alla commedia e la svalutazione diventa un mero accorgimento contabile, un trucco insomma, per tornare competitivi senza soffrire, dunque senza merito."

    Prima il paradiso della classe operaia era in Germania, ora diranno che forse no ma solo pregando alla tedesca si può meritare: a noi invece ci attende il supplizio della povera Mildred.

    Lo so, è triste ma le risorse dialettiche a disposizione del Male sembrano infinite anche se, stringi stringi, come disse quello, la varietà delle eresie è apparente almeno quando quella delle posizioni del kamasustra.

    Sempre grazie per l'impegno che mette nella cura delle nostre anime. Qualcuna, sono sicuro, l'ha di nuovo restituita all'ortodossia. :-)

    antonino

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Antonino, ricordati: "tu devi trovare il Signore, prima che il Signore trova te...". Povera Mildred!

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    2. Ma guarda, letti i primi post di questo blog, si capisce subito che è meglio iniziare a correre...

      antonino

      Elimina
  18. Ho trovato il link con l'articolo di WSI che parla dell'aticolo (originale) di Handelsblatt intitolato "Verità" del novembre scorso:

    http://www.wallstreetitalia.com/article/1266144/germania-verita-piu-debiti-di-grecia-e-italia.aspx

    spero sia interessante e pertinente

    Valter

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    Risposte
    1. Senz'altro. Grazie. Io so solo che a novembre un giovane strategist di una banca italiana con sede in un paese europeo mi diceva che loro i bund li facevano comprare ai loro clienti, mentre loro (strategist) i soldi li piazzavano altrove. Io di soldi non me ne intendo, ma se lo diceva lui, considerando che le banche non è che si siano mostrate molto avverse al rischio, ultimamente (tanto paghiamo noi...)...

      Elimina
  19. @istwine

    Scusa, ho fatto un bordello con i tuoi commenti e ne sono saltati due, uno dei quali credo senza tuoi rimpianti, ma se lo riposti te lo ripubblico. Ogni tanto faccio casini, non voglio censurarvi, è solo che io sono vecchio... questo web 2.0... non è per me!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. bè è saltato quello con la richiesta idiota. l'altro era questo mi pare:

      http://www.utexas.edu/lbj/sites/default/files/file/news/Mat%C3%ADas%20Vernengo%20Europaper%20(2)%5B1%5D.pdf

      dicevo, questo scritto di Matias Vernengo (amico eterodosso di Cesaratto) ha dei dati interessanti sulla deregolamentazione e progressiva liberalizzazione del settore finanziario in Europa. l'analisi sugli squilibri non aggiunge nulla di nuovo, ma i dati sulla deregolamentazione sono interessanti, sempre per confermare Frenkel.

      Elimina
  20. Salve Salvino Prof :D, complimenti per l'articolo, volevo porle una domanda che si ricollega anche con gli avvenimenti quotidiani. Premetto che sono favorevole all'uscita dell'euro, perchè, come dice lei, è un modo per difendersi dai paesi che attuano una politica mercantilista( il progetto della Germania, se ho ben capito, è quello di non sanare gli squilibri interni all'area euro e di cercare di creare un nuovo surplus extra-Ue, a scapito naturalmente dei così detti Piigs), ma è possibile che esista anche una versione di "destra" dell'uscita dall'euro? Mi spiego meglio, ora siamo assistendo (per esempio oggi con la controriforma sull'articolo 18)ad una serie di misure che hanno lo scopo di deflazionare i salari, mettendo così a repentaglio qualasiasi possibilità di rilancio dell'economia, visto che, al contrario della Germania, la produzione dell'Italia si regge per buona sulla domanda interna. Ma una cosa del genere non potrebbe succedere anche con una, come dire, svalutazione sistematica in assenza di scala mobile? Cioè, e qui arrivo alla questione che mi assilla, in presenza di questi fattori (svalutazione sistematica e assenza di scala mobile) non si corre il rischio di arrivare, seppur percorrendo una strada diversa, alla stessa causazione circolare perversa usata dai paesi mercantilisti e che lei giustamente etichetta come insostenibile nel medio e lungo periodo? Cioè, abbassamento CLUP, esportazioni, produttività, diminuzione domanda interna, etc, ?
    Alessio

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  21. Ma chi era al governo (e non ricordo chi fosse) è stato costretto
    a usare delle risorse per diminuire il debito o ha semplicemente sbagliato a non investire in innovazione (^^) e tagliare un po' le tasse sul lavoro o investire in nuove tecnologie ecc..ecc...
    ???

    Okay perchè l'avanzo primario c'è sempre stato ma forse è stato usato male...o non poteva essere usato diversamente? che poi chiaramente di spesa corrente bruciata (specialmente al sud e a roma) mi sembra che un po' ce ne fosse ma quella capisco fosse politicamente intoccabile...(ripensandoci la devoluzione regionale è stata una bella fregatura ,sarebbe da approfondire...)
    L'impressione che fin dall'inizio chi stava al governo sapesse benissimo che stavano camminando lungo il precipizio è (molto)forte ...
    La cosa curiosa è che forse in germania al governo c'è qualcuno che CREDE veramente che deflazionando di un tanto ogni tanto l'italia possa rimanere nell'eurozona in eterno...ora credo di capire che probabilmente i top politici germanici credono veramente questo!E che gli italiani faranno tutti i sacrifici richiesti per avere il privilegio di tenersi la loro fottura moneta pesante neoliberale (quelli della Dbank se vi ricordate avevano qualche dubbio in piu'...)

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  22. Gentile Professore,
    per cercare di sdebitarmi, almeno in parte, delle tante cose interessanti che scrive, riporto alcune citazioni di Gadda sulla catenella del wc.

    […] ma primamente la catenella le si era strappata nella rappezzatura più eccelsa quasi presso la scatola ad acqua: secondariamente poi aveva tentato con brocche e catinelle. In terzo luogo con un ferro e del fil di ferro: una specie di pratica illecita nei riguardi del bizzarro utero della latrina. Ma fu qui il dissesto, chissà quale ingorgo c’era! ché, invece di purgarsi, il vaso tremendamente rigurgitò. Fu questo rigùrgito a darle il colpo di grazia: a consentirle di «sentirsi male» in piena regola.


    la latrina intasata si ritrova in Quando il Girolamo ha smesso… (RR I 319-20) dove l’intasamento «della verginale maiolica» è causato dall’incuria della domestica Maria, che aveva provato a farle inghiottire un cavolfiore, nonché uno scopettino a spazzola; e ancora nell’edizione in rivista del Pasticciaccio, dove l’intasamento della latrina del commissariato è posto in analogia implicita con la paralizzante burocrazia (RR II 412).


    Ma credo che l'esatta citazione che cercava, fosse questa:

    «[…] le catenelle del water-closed che ti rimangono in mano, sono altrettanti simboli di quello che può essere, anche nella attività dello spirito, l’inizio esiguo di una grossa stortura, d’un malanno, d’una catastrofe».
    Le bizze del capitano in congedo (RR II 973-75)

    silvia

    ps
    "diversamente europei" mi ha fatto molto ridere (nonostante l'argomento sia serissimo, una risata fa sempre bene)
    Per caso ha letto il Codice Gianduiotto?

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  23. Ho alcune domande relative agli ultimi articoli:

    1- Rispetto al dollaro e alla sterlina il cambio si è svalutato molto tra il 2002 e il 2008, è vero che la maggior parte dei nostri scambi avviene all’interno dell’area Euro, però questo non avrebbe dovuto avere qualche ripercussione sulle nostre esportazioni e quindi sulla produttività? Non ho dati disaggregati, quindi non so se c’è una divergenza nell’andamento dei nostri interscambi ad esempio con la Germania e con gli USA , ma se la divergenza non c’è stata, ci sono stati altri elementi che hanno pesato, quali potrebbero essere?
    2- La riunificazione tedesca non sembra aver influenzato la loro produttività, come è potuto avvenire?
    3- In presenza di alcuni squilibri, con il cambio rigido si va incontro alla depressione economica, con i cambi flessibili si ha un aggiustamento, ok. Però con la svalutazione si ha una crescita nominale, ma una contrazione del potere di acquisto. Produttività ed esportazioni sono dati significativi, ma alla fin fine si lavora per mangiare, le svalutazioni della lira non influenzarono pesantemente il reddito reale degli italiani?

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  24. Buongiorno professore
    sono un nuovo lettore del suo blog (approdato qui su spinta di un caro amico che la segue da tempo).
    Nell'articolo, che spero di aver ben compreso, descrive una tattica di svalutazione competitiva basata sul mercato del lavoro, pratica sleale che avrebbe contribuito a lasciare al palo i diretti competitori della Germania (l'Italia per esempio).
    Ho però una domanda,
    che impatto ha avuto nel nostro paese questa forma di attacco?
    Quali sono le dirette conseguenze?

    La riforma Biagi del 2003 in Italia, non dovrebbe in egual maniera aver prodotto una svalutazione competitiva nei confronti dei nostri competitori (per esempio la Germania)?
    Se si, ha funzionato?
    Se no, cosa non ha funzionato?
    Perché il pesante incremento di lavoratori precari e basso costo, non ha reso l’Italia più competitiva?

    Grazie mille!
    E complimenti per la chiarezza dei suoi articoli.

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    Risposte
    1. Caro Enrico,

      non sono un economista del lavoro e quindi non ho un'idea esatta della riforma Biagi. Per risponderti andrei sul sito dell'OCSE a confrontare la dinamica delle voci del bilancio pubblico italiano con quelle tedesche, voce per voce, e da lì probabilmente scoprirei che in Italia semplicemente lo Stato ha sostenuto meno l'economia (ad esempio, i redditi dei lavoratori "flessibilizzati"). Ma questa è solo un'ipotesi. La tua domanda è molto interessante e pertinente, ma non sono in grado di rispondere. Ce la teniamo per un lavoro futuro.

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    2. Scusi il necroposting.
      Magari non riesco a trovarla, ma la risposta a questa domanda mi sembra importantissima, e non credo che riuscirei a trovarla da solo: capire perché si sia flessibilizzato il lavoro sembra facile (maggiore produttività a favore del profitto, tutela ideologica di una parte del corpo sociale, ecc ecc); individuare possibili strategie per migliorare la situazione non sembra altrettanto agevole a me porello sfigato.

      (ad esempio non sono sicuro che soluzioni come il reddito di cittadinanza possano funzionare in un sistema farraginoso come il nostro, e dubito s'arriverà a discuterne data la prossima vittoria PUD€urista).

      Articolandola meglio, 'sta domanda, magari sarebbe utile capire:
      a) dove vanno le nostre esportazioni--> hanno soldi là per comprare la nostra robba? ha senso chiederselo?
      b)a seconda dei vari comparti, quali sono i nostri diretti competitori in quei mercati? come si stanno muovendo? sarebbe possibile superare ottiche da "guerra economica", magari per arrivare a un "sistema" condiviso? (faccio fatica a dimenticare il Fogno, prof)

      [captatio benevolentiae]
      Tra poco si sentirà come un Presidente della Repubblica tirato per la giacchetta, mi dispiace, libero di mandarmi a "studiare". Capisco che lei i dati li macina solo e ce li risputa più chiari e leggibili, ma qua con 'sti dati c'è da cominciare a scrivere i nostri prossimi 40 anni. e mi sa che se non si comincia a farlo a queste latitudini "intellettuali" (rarefatte) non lo si fa proprio.
      [/captatio benevolentiae]

      ave


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  25. Quindi Renzi vorrebbe fare la stessa cosa chiedendo flessibilita'. Non credo durera' http://noeuro.org/ECCO_PERCHE_RENZI_NON_POTRA_DURARE.ASPX

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