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giovedì 3 agosto 2017

Il piacere della scienza

(...considerazioni da me pienamente condivise di uno che il mestiere lo sa...)


Vincenzo Cucinotta ha lasciato un nuovo commento sul tuo post "Il mestiere della scienza": 

Il problema è che l'ideologia liberale ha ormai trionfato nel mondo e ormai deve temere solo sé stessa, la propria voracità.

Dopo un'esperienza millenaria, il capitalismo ha deciso di far fuori l'Università, perché non potendo tollerare che esistano istituzioni che si collochino al di fuori della logica del sistema, essendo ormai diventato un sistema dogmatico come si trattasse di un regime teocratico, pretende di estendere al mondo intero un processo di aziendalizzazione, e così anche la ricerca universitaria si è trasformata, il ruolo dei docenti universitari è mutato profondamente.

Parlo ovviamente dal mio particolare punto di vista di chimico, quindi di una scienza dura.

Nella mia vita, ho vissuto la mia professione di docente di chimica come una passione, cioè come un interesse che ti consuma, ti brucia, tanto che da giovane ho trascorso interi week-end allo strumento senza badare a coltivare attività alternative che altri avrebbero trovato più gratificanti.

Non io, non un vero ricercatore scientifico, che è innamorato del proprio lavoro, e che alla fine ringrazia la società per essere pagato per divertirsi.

Si viveva con pochi mezzi a disposizione, con salari appena superiori a quello dei docenti della scuola media, e questo portava a una specifica forma di selezione, ad attirare soltanto coloro che la professione la amavano davvero, in cui la curiosità scientifica era in grado di prevalere su qualsiasi altra motivazione vitale.

Ora, ci vogliono manager, ci pagano anche molto meglio di allora, mediamente la media non è distante dal doppio del salario di un docente di scuola media.

In compenso, hanno istituito l'ANVUR ed i suoi parametri cervellotici, ci finanziano in funzione dell'oggetto della ricerca come stabilito dagli industriali in sede UE, ci discriminano e discriminano le istituzioni di appartenenza in base agli stessi parametri e finanziamenti ottenuti.
Il risultato non può che essere che la selezione avviene in base alle condizioni stabilite, il prevalere di soggetti che forse persino odiano la ricerca scientifica, ma ne amano il potere ed il denaro connesso a questi, e magari li usano come trampolino di lancio verso altri più ambiziosi traguardi.

Di conseguenza, le Università sono diventate un luogo terribile, dove prevale la competizione più sfrenata ed anche più sleale, dove si passa il tempo a capire come ottenere quel finanziamento, come creare un gruppo di interesse a livello UE, una cordata a cui aggrapparsi per potere emergere, e come pubblicare quanti più articoli possibili esercitando la propria immaginazione a una minuziosa suddivisione dei risultati, della scelta della rivista, perfino dell'inclusione di collaboratori fittizi che poi ricambieranno il favore.

Non dico certo che l'ambizione sia iniziata qui, dico che essa ha coabitato con chi preferiva il piacere scientifico anche sacrificando la carriera, ma avendo comunque la possibilità di sopravvivere. Ora non più, questi personaggi un po' strampalati che non seguono i criteri sociali dominanti sono stati espunti anche dal mondo accademico.

Ricordo che nelle scienze sperimentali dure, il lavoro è sempre di equipe e l'esigenza di mezzi finanziari è connaturata a questo tipo di ricerca più che in altre aree, e quindi non potere accedere a finanziamenti, non potere avere giovani collaboratori perché il collega ha prodotto tonnellate di cartaccia mentre tu facevi ricerca scientifica, ti ha precluso anche queste.
Come dicevo, così si è uccisa l'istituzione universitaria e con essa quell'aspetto ludico, del tutto libero, della ricerca che è strettamente correlato a un vero avanzamento del sapere.

Non è un caso che oggi si moltiplichino gli studi che portano a una conoscenza sempre più approfondita ed esauriente di comparti disciplinari, e che contemporaneamente langua invece una vera espansione delle conoscenze in campi davvero ancora inesplorati. Se chi decide cosa finanziare proviene dall'industria, mi pare ovvio che si macini sempre la stessa roba: sarà sì sempre più fine e raffinata, ma sempre quella rimane.

Uccidere l'università significa porre fine ad un'esperienza di civiltà (quella occidentale) ormai millenaria e che ha portato sicuramente a modalità di vita migliori, per farsi assoggettare alla voracità di pochi capitalisti in definitiva dementi.



(Ndr: Vincenzo Cucinotta è ordinario di CHIM/01 presso il Dipartimento di Scienze Chimiche dell’Università di Catania. Emphasis added.)

(...il mondo dei liberisti è un mondo squallido perché triste come le loro persone e angusto come i loro obiettivi. Anche una iena ride, ma solo l'uomo si diverte, che poi, etimologicamente, significa che può deflettere da quell'obiettivo di ottimizzazione che le strategie evoluzionistiche assegnano agli animali, e che i liberisti impongono all'uomo. In questa rivendicazione della libertà, del piacere, e del carattere ludico della ricerca c'è più di quanto voi dilettanti possiate apprezzare. Eppure, la storia della Scienza potrebbe insegnarvi che molti risultati determinanti si sono presentati, all'inizio, sotto le spoglie di un "curiosum" apparentemente inutile, che Lascienza del tempo considerava irrilevante, e che Leuropa del tempo non considerava "strategico"...)









81 commenti:

  1. Una riflessione politica, un contributo toccante e triste, che mi dà la vera dimensione di quanto la sconfitta riguardi tutti in tutti gli ambiti.
    Questa esperienza forse aiuta a comprendere di che natura è l'etica di uno scienziato che si diverte a fare le sue ricerche.
    Sembra essere utile anche a capire chi si allontana dal mondo della ricerca, perché non trova divertente rimanere in un contesto del genere.
    Questo e gli altri approfondimenti nei post di questi giorni, offrono altresì la possibilità di guardare, se non con "simpatia" almeno con "compassione" chi ha perso fiducia nella scienza. Questo perché conosce, da dilettante d'accordo, una parte del percorso involutivo verso lascienza.
    Fare in modo che si recuperi fiducia nella scienza è un'altra delle grandi sfide della politica.

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  2. Questo post spiega il cambiamento "antropologico" motivo poi della percezione del' università come "corpo estraneo ed oligarchico"nella mia città (Ancona).Non a caso l' ambiente universitario,(i professori) influenza in politica proprio il pd ,anzi quasi lo"possiede" facendolo più liberista che dalle altre parti.Pd delendum esto !

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  3. Ecco, mi piace molto l'intervento del prof. Cucinotta, perché offre lo spunto per dare uno sguardo al ruolo del lavoro nella vita del singolo e di questo nella società. Il lavoro non può dirti chi sei e quanto vali, la risposta a queste domande appartiene ad un'altra sfera, ma attraverso il lavoro, quale che sia, puoi esprimere la tua risposta a queste domande fondamentali. Fondamentali in quanto permettono di fondare un'esistenza non più aggrappata come un neonato alla madre, nel disperato tentativo di strappare ancora una goccia di vita, ma capace invece di dare vita alla società e all'ambiente intorno a noi. Spesso su queste pagine Alberto si è scagliato contro la categoria degli "adolescenti irrisolti". Personalmente ho capito ora con chi ce l'aveva: sono coloro i quali non hanno fatto un buon discernimento, non hanno risposto alla domanda "chi sono, qual'è il mio posto", forse anche perché in fondo la conoscevano e non gli piaceva (per me è ed è stato così). Non avendola data (o avendola ignorata, che è peggio. Parlo per esperienza) la nostra vita è muta. Questo ci fa orrore perché nell'intimo comprendiamo che tale condizione è frutto di una (LA) nostra colpa, perciò cerchiamo di mascherarlo dandoci un tono, cercando disperatamente qualcuno da guardare dall'alto in basso e arrampicandoci più in alto possibile per poter guardare in giù più persone possibili e sentirci così al sicuro (da cui originano poi frustrazioni e quant'altro). E allora quello che non gliene frega niente di economia, ma vuole tanti soldi perché i soldi permettono di comprare la macchina con cui sedurre una bella ragazza che scateni l'invidia altrui titillando il suo ego, si iscriverà a economia nell'illusione che ciò gli permetterà di ottenere ciò che crede di desiderare. Naturalmente fallirà, perché la ricerca della conoscenza è la più alta forma d'amore, e un individuo che non ama non può conoscere. Perciò venderà la propria dignità al miglior offerente, che riempirà il suo conto in banca svuotando a poco a poco la sua anima. La via d'uscita esiste, ma non a tutti piace sapere da dove passa.

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    1. Grazie Nicola, per questo commento molto sentito (anche da parte mia).

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    2. Sì, molto bello. Quelli che il professore chiama "adolescenti irrisolti" io lo chiamo "entrare in contatto con la propria essenza". E temo che per farlo ci sia un tempo limite oltre il quale ci si allontana sempre più dalla propria essenza e si corre il rischio di fraintenderla, sostituirla con passioncelle improvvisate e fugaci,per non capire più se l'abbiamo ritrovata o siamo davanti all'ennesimo miraggio. E' l'inferno terreno, lo smarrimento, il perdere il cammino.

      Tekkaman

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    3. Mi associo ai ringraziamenti. Comunque non e' mai troppo tardi, anche all'interno della propria gabbia si puo' trovare la via piu' confacente a noi stessi.

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  4. Aggiungo un dettaglio a diversi filoni toccati in altri articoli e relativi commenti, come gli oneri (insostenibili per le PMI) del mantenimento dei brevetti e osservazioni sulla necessità della ricerca, e pertinente con l'attività del prof. Cucinotta, ossia l'effetto dell'Art. 65 c. 5 D. Lgs. 30/2005, che consiglio di leggere insieme all'Art. 63.

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  5. Contesto un solo punto: non ci pagano più di prima. Aggiungo un punto: la volontà totale di annientare gli studi umanistici. Spero che crepino, loro e il loro vomitevole modello aziendale del sapere.

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    1. Non è tanto volontà di annientamento, quanto di totale revisione relativistica. Non a caso, fra i gggiovani quale io dovrei essere, ormai è uno stereotipo tristemente vero e vivente, quello dello studente radical chic so tutti fassssisti di lettere e filosofia che studia esclusivamente testi revisionati dalla politicamente corretto sinistra regressiva.

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    2. Hanno avuto pessimi insegnanti che avevano avuto buoni maestri.

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  6. E il piacere della letteratura (segue dal titolo). Nicolaj Gogol, Il ritratto, 1832.

    «Bada, mio caro,» gli aveva detto più d'una volta il professore, «hai del talento; sarebbe un peccato se tu lo rovinassi. Ma sei impaziente. Se qualcosa ti attira, se qualcosa ti piace, tutto il resto per te non conta più nulla, nemmeno vuoi guardarlo. Sta attento a non diventare un pittore alla moda. Già adesso cominci a far gridare troppo il colore. Il tuo disegno non è rigoroso e certe volte persino debole, la linea non si vede; ti metti già a correr dietro alla luce, com'è la moda, a ciò che colpisce di primo acchito; sta attento a non cadere nel genere inglese. Bada, il mondo comincia ad attirarti; certe volte ti vedo addosso un fazzoletto da elegantone, un cappello con il nastro... È una cosa che seduce, ci si lascia andare a dipingere quadretti alla moda, ritrattini per far soldi. Ma, in questa maniera il talento, anzichè svilupparsi, viene meno. Pazienta. Rifletti su ogni lavoro, lascia stare l'eleganza, e che gli altri facciano pure quattrini. Ciò che hai di tuo non lo perderai mai.»

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  7. Strano, ad agosto, al sud, l'uva dovrebbe essere già matura...

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    1. @serendippo

      Grazie della conferma.
      Non poteva esservi validazione migliore dei contenuti di questo post.

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    2. Vero metodo scientifico... Caso strano la ricerca per la ricerca rimane nelle Università anglosassoni iperliberiste e libertarie. Lungi da me voler difendere quel sistema sociale, ma in Italia non vige sicuramente un sistema "liberale" di valutazione della ricerca, semmai un sistema statalista, burocratico, politico-clientelare.

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    3. Statalista non so cosa voglia dire, è un termine jingle, e sulle realtà anglosassoni ho notizie diverse da fonti serie.
      Ma servirebbe uno studio, lo scambio di opinioni non mi interessa (nemmeno la mia, a rigore), dunque per me anche stop.

      Rispondevo solo alla sgradevolezza del Suo post semi-criptico: utilità?

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    4. Voleva darti conferma che non capisce assolutamente nulla delle materie nelle quali interviene. Ricordiamoci sempre che lui è quello che "un politico di sinistra deve parlare di coruzzzzione così laggente lo votano". Chiaro, no?

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  8. Ma sta già nella deviazione dei processi conoscitivi verso il modello scientifico, inaugurato con Cartesio, l'inizio della fine.
    Basterebbe poi rileggere "La crisi delle scienze europee e la fenomenologia trascendentale" di Husserl del 1936 per farsi un'idea delle cause profonde di un simile esito contemporaneo. Esito ampiamente previsto oltretutto.

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    1. Qui un'intervista (di Vladimiro Giacchè!) a Klauss Held sulla fenomenologia di Husserl.

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  9. OT - Ma certe notizie perché le dobbiamo apprendere da RT?

    La nuova commessa disturba non poco la Francia (che in precedenza forniva le navi al Quatar) ed aiuta ad apprezzare altri aspetti dell'affare STX.

    https://www.rt.com/news/398375-qatar-navy-italy-deal/

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  10. "l'ANVUR ed i suoi parametri cervellotici, ci finanziano in funzione dell'oggetto della ricerca come stabilito dagli industriali in sede UE, ci discriminano e discriminano le istituzioni di appartenenza in base agli stessi parametri e finanziamenti ottenuti" ... in questo modo solo i ricercatori "utili" vengono premiati, questo rafforza le correnti di ricerca piu' forti e gia' affermate ma impedisce di scoprire cose nuove. Inoltre togliendo il divertimento e la passione dall'attivita' di ricerca non sara' piu' possibile immaginare cio' che ancora e' sconosciuto! I saperi scientifici, economici e sociali saranno indirizzati verso la "austera" ottimizzazione di cio' che gia' si conosce e che i liberisti gia' possiedono, fino a quando il sapere non sara' posseduto da uno solo ... che a quel punto si RENDERA' CONTO di essersi suicidato! :(

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  11. Il discorso di Cucinotta mi fa venire in mente ciò che ho appreso sulla differenza tra la sanità pubblica e quella privata, sperimentandolo sulla mia pelle. Ricordo in un paese molto "privatizzato" in questo settore, discutere all'università con studenti di medicina, che avevano scelto quegli studi (tra i tanti) perché "più redditizi". Come ti curerà un medico che non vuole aiutare gli altri, ma solo rimpinguare il suo conto in banca?

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    1. Ti curerà da schifo e da menefrego.

      Reagisco in tal modo dopo aver visto saltare, in soli due giorni e ignoro per qual bizzaria di smart, un commento scritto due volte, più altri due diversi, per evidente gesto inconsulto.
      Tutti in risposta a commenti seri, come la maggioranza di quelli pubblicati e, per me, più interessanti dei pur interessanti altri, perché parlavano di argomenti che conosco.

      Si vede che sono giornate no.
      Sory, soprattutto per me (commenti e giornate).

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    2. (MODE micugginismo ON)

      Uno su tre degli studenti di medicina che conoscevo all'epoca dell'Università (prima anni '90) mi diceva di studiare medicina soprattutto per lo stipendio.

      (MODE micuginnismo OFF)

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    3. Stefano, vedi che dal folclore della (propria) vita vissuta si impara e serve, anche solo per raccontarlo, che non è poco data la crescente penuria di "persone con cui parlare" col minimo sindacale di intesa.

      E comunque non perdiamo la speranza, non solo perché tiene in piedi, e già sarebbe motivo
      sufficiente, ma perché, se girano e giravano esortazioni del genere, significa che "dall'altra parte" si sapeva e si sa che non tutti ancora lucrano sui mali altri - al di là del giusto compenso, che pertanto non è lucro.

      E infatti non tutti lucrano.
      Chissà perché peggio mi sento, come si diceva una volta, "moralmente" (nel morale non nella morale) più vedo (voglio vedere?) il buono che c'è in giro.

      Perché c'è.

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  12. Galileo conosceva le stesse "leggi" conosciute da DIO, solo che lui (Galileo) ne conosceva molte di meno e aveva bisogo di un metodo.
    Era la Scienza.
    Oggi , dopo Gödel e Heisenberg, la scienza non è più fondata sull'episteme , sulla ricerca della verità.
    La Scienza non è più deterministica ma statistico-probabilistica.
    Emanuele Severino (da cui traggo questi concetti) sostiene che ormai Tecnica = Scienza. Questo implica la domanda: cosa decide che la teoria t1 prevalga sulla teoria t2?
    La risposta è: "la maggior capacità della teoria t1 di cambiare il mondo, cit.", di avere un effetto "riconosciuto" da parte di chi vuole usare la tecnoscienza per realizzare propri scopi.
    "Non si parla più di maggior verità, di maggiore consistenza concettuale di una teoria, ma di criterio tecnico: t1 consente di fare le cose che ci si prefigge meglio di t2, cit".
    Quindi se dentro euro perseguo meglio miei scopi, dirò che "uscire dall'euro sarebbe un disastro perchè sarebbe un disastro, cit".(per banalizzare un pò quanto sopra).

    Certo , anche la tecnoscienza si dà un metodo che appare rigoroso e "scientifico", salvo poi derogarne se e quando "serve".
    E certo gli scienziati che seguono il metodo rigoroso , in modo rigoroso, esistono.
    Ma prevale ormai il criterio Tecnico nell'avanzamento scientifico.

    C'e' un parallelo con la democrazia, non più fondata su valori, verità, ma su procedure. E' vero ciò che vuole la maggioranza.
    E' più "vera" la piena occupazione o il reddito di cittadinanza? Decide maggioranza elettori, che decideranno grazie alla potenza del sistema "tecnico avanzato digitale in rete" gentilmente offertogli dai portatori di scopi ignoti all'elettore stesso.
    La scienza pura, l'esplorazione non finalizzata a scopi immediati è sempre esistente. Ma, come racconta il commentatore, confinata.
    Coltivata ai margini (anche di lusso, magari) rispetto agli apparati che "cambiano il mondo". E non per colpa di Gödel e Heisenberg.

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    1. Rimane il fatto che la scienza produce tecnica e, fin dalla sua originaria episteme, non vi è coinvolto nessuno spazio per la soggettività che, anzi, è proprio di disturbo. Dunque, perché sorprendersi ?

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    2. Credo che la tecnica sia un effetto secondario della scienza. La scienza ha per scopo primo produrre progresso, nel senso piu' alto del termine, quello che conduce l'uomo un passo piu' vicino alla verita'.
      La tecnica e' posteriore ed eventuale dato che non persegue gli stessi alti scopi, e' contingente e anche meramente eventuale laddove le applicazioni pratiche di una dottrina sfuggono ai contemporanei potendo eventualmente essere appannaggio dei posteri.
      Per questo e' bella la scienza, perche' e' pura e libera. Qualcosa di molto simile in letteratura alla poesia e alla filosofia

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    3. "La Scienza non è più deterministica ma statistico-probabilistica." Ma la statistica e' una scienza! Dio non gioca a dadi, perche' nel lungo periodo (che a Lui interessa per definizione), si perde...

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    4. Grazie per l'osservazione.
      Statistico-probabilistiche: l'affermarsi del paradigma dell'indeterminazione rispetto a quello dell'episteme
      riguarda la rimozione di "limiti" (Dio, Etiche,..Natura) all'agire e agli scopi della tecnoscienza.
      L'avanzare della scienza è sempre più sottoposto al criterio Tecnico. Il criterio Tecnico diviene lo scopo stesso dell'avanzare tecnoscientifico.
      Questo avanzare è alimentato dagli apparati (capitalismo, chiesa, socialismo, umanesimo,stato, ....) che pensando
      di servirsene per i loro scopi necessitano di incrementarne la potenza, (per prevalere ognuno sugli altri), la quale diventa scopo dominante.
      Il criterio Tecnico sostituisce il criterio veritativo.
      I fenomeni descritti nei commenti (aziendalizzazione, etc) sono inclusi in questo fenomeno generale.

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    5. Una precisazione. La Scienza, senza tecnica, è sempre stata la Filosofia. Lo dice la parola stessa. La scienza nasce dal divorzio dalla filosofia proprio sulla Tecnica. Non c'è quindi nessuna Scienza che sia qualcosa senza la tecnica: al massimo c'è solo la Filosofia che ha avuto nel progetto fenomenologico, l'ultimo immenso tentativo di costituirsi come scienza rigorosa. La Scienza, ripeto, nasce dalla rimozione del soggetto individuale come punto di vista coinvolto nei risultati. È chiaro quindi che la conseguenza è sotto gli occhi di tutti ovvero che le sue soluzioni non rispondono pienamente ai bisogni della soggettività individuale. Io, infatti, non mi sento come la somma di come la scienza mi rappresenta: un consumatore +ammasso di cellule+insieme di atomi+una rete neuronale + un indirizzo IP+ un anello della catena ecologica e via dicendo.

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    6. Aggiungici alla tua nota anche un codice fiscale!

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  13. Un totalitarismo che si rispetti deve essere pervasivo.
    Altrimenti che totalitarismo è?

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  14. Io ho lavorato all'università per circa 6 anni dal 2009 sempre in posizioni precarie. Prima ho fatto il dottorato di ricerca dal 2007 al 2009. Oggi da circa un anno e mezzo guido un'autobotte che trasporta prodotti chimici pericolosi e faccio consegne in tutta Italia.

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    1. Io, dopo aver visto inserire come autore il rettore dell'univerità in svariati articoli da lui mai letti (probabilmente nemmeno ne conosceva l'esistenza), dopo aver visto un mio articolo essere stato presentato senza il mio nome, ho mollato l'università per l'azienda privata. Non che l'azienda privata sia eticamente migliore, però almeno non mi prende per il culo, perchè dall'azienda privata me lo aspetto.

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    2. Mah, qui non vedo molte differenze pubblico-privato. Nel privato e' un classico che il capo si prenda i meriti dei sottoposti, se non son parenti/amici. Mi e' capitato di vedere mie slide presentate da altri, a mia insaputa. In un mondo normale, si crea un fronte fra pari e si denuncia il comportamento scorretto. Invece nessuno vuole esporsi, perche' comunque il frigo e' ancora pieno e si ha la quasi certezza che il vertice proteggera' sempre i suoi mastini.

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    3. Le mie slide, i miei piani per la sicurezza, le mie istruzioni operative, ecc.
      Tutto mi hanno copiato. E non solo i colleghi, ma pure i fornitori...
      (Chissà chi gliele aveva passate...)

      Comunque il peggio l'ho visto accadere nelle aziende pubbliche trasformate in SpA. Sarebbe una cosa da vietare: o sei privato o sei pubblico. Invece nelle aziende pubbliche o miste accadono le peggiori cose, il peggio dei difetti del pubblico unito al peggio dei difetti del privato. Ribadisco: andrebbe vietato per legge.
      In questo periodo a Modena ad esempio il PD e SEL stanno definitivamente privatizzando le farmacie comunali, che ogni anno rendono al comune un sacco di soldi. Venderanno le azioni per fare investimenti che non avranno ritorno economico, ma solo elettorale. Comprano tempo. PD delendum est, e SEL pure (nelle sue varie trasformazioni).

      P.s. dimenticavo di scrivere della già avvenuta semi privatizzazione del sistema dei nidi e delle scuole di infanzia. Una bella fondazione mista pubblico privato a cui passare il fiore all'occhiello dell'istruzione pubblica modenese. Dei nidi che non hanno nulla da invidiare a quelli "migliori del mondo dei vicini di Reggio Children (perché poi un brand in inglese?) che vengono sottotraccia privatizzati. E già ora le dipendenti della fondazione guadagnano meno delle maestre "comunali". Come volete che la qualità non possa diminuire a trattare peggio le mitiche "risorse umane"? (Che poi sarebbero "persone")

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  15. fuori argomento forse.....essendo iscritto al partito UKIP ricevo la loro newsletter , solo per aggiungere il punto di vista di chi sta sopra la discesa e non deve sempre guardarla dal basso...a firma Interim Leader Steve Crowther:
    Dear
    I have had a suspicion for some time that Emmanuel Macron would prove as diverting a foreign leader as President Trump, though with a soupcon more savoir faire. Sure enough, he is now in full De Gaulle mode, nationalising the St Nazaire shipyards ‘in the national interest’ and very much against the spirit of EU ‘solidarity’. Delightfully, he’s preventing them being bought by an Italian firm! http://www.telegraph.co.uk/business/2017/07/27/macron-seizes-french-shipyards-block-italian-take-over/

    UKIP congratulates President Macron on ‘exemplary’ decision to keep hold of France’s naval shipyards at St Nazaire

    UKIP has congratulated French President Macron for nationalising the naval yards in St Nazaire, to prevent their being bought by Italian interests with close ties to China. Though the yards had previously been owned by a failing Korean company, UKIP described the President’s action as ‘an example to us all’.

    “The Italian government has condemned President Macron as having ‘sovereignist’ instincts, for wanting to prevent his country’s major naval dockyard resources being sold to the highest foreign bidder”, said UKIP interim Leader Steve Crowther.

    “It is tremendously reassuring to find that – as we get down to negotiations with a vengeful French EU apparatchik on our future relationship with the EU – the French are once again returning to the proud tradition of looking out for their own national interests first.

    "This has traditionally been the French way, as successive French premiers and EU Commissioners in the past have thrown spanners into the works of EU deals which they believe to be to their disadvantage. And rightly so.

    “This is why, deep down, we love the French. Vive La France. Vive les souverainistes!”.
    Despite Brexit, everything’s looking dandy

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  16. Caro Prof. da nessuno quale sono da questo strano punto d'osservazione in cui mi trovo "per mia scelta" trovo sempre sorprendentemente chiaro e lucido il suo punto di vista. Mi sforzo di crescere per comprendere appieno almeno i rudimenti della materia, questo solo grazie a lei ed al suo blog , annessi compresi. Questo per quanto mi riguarda,. Vorrei sottoporvi questo articolo che conferma una volta di più, se ce ne fosse bisogno, che gli eventi stanno mutando(precipitando) velocemente.
    http://www.controinformazione.info/category/guerra-economica/
    Grazie ancora per tutto quello che fate i fatti vi danno e vi daranno ragione.

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  17. Risposte
    1. Parli per esperienza? Allora c'è il caso che ci sorpassino!

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  18. L'unico divertimento per l'homo piddinus affetto da Kultur aziendalistica é la lettura dei titoli di copertina. Per il resto c'é mastercard.

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    Risposte
    1. Anche i re-post sui social di grafici economici o finanziari opportunamente manipolati sono in alta classifica, soprattutto per avvalorare il titolo.

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  19. Esiste la possibilità che qualche futuro gruppo politico faccia fuori l'anvur?

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    1. La possibilità sì, la speranza no.

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    2. Chi potrebbe farlo? Mi interessa. Credo che siano maturi i tempi per pensare alla fine di tutto questo baraccone marcio. Lamentarsi all'infinito fa il gioco del potere.

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    3. Qualsiasi gruppo potrebbero farlo, in una qualsiasi fluttuazione della politica - ma la domanda è, ne vedi uno che abbia la sensibilità necessaria per apprezzare la tematica di questo post? La essenziale necessità della libertà della ricerca, pure quella inutile. Mi vien da ridere. Non vorrai cancellare quel poco di meritocrazia ai fannulloni.

      Sono pure tanti gli accademici che bofonchiano contro l'anvur e aziandalizzazione della ricerca in corridoio, salvo poi fare i conti in tasca ai colleghi di come gli è andata la VQR (valutazione quadriennale della ricerca), o giustificare l'eccellenza solo con l'aver vinto un grant, o contare solo le citazioni.

      Quando le vittime trovano conforto nel vittimismo, trovano finalmente la pace, e hanno pure un inconfessato desiderio di essere ancora più vittime - Così l'involuzione è completa.

      Trovo più sensibilità proprio fuori dall'ambiente accademico, dove, checché se dica, l'uomo della strada (ortotteri a parte) intuisce spesso il valore della libertà della ricerca, come una libertà, seppure di pochi eletti, su cui la società dovrebbe investire. Che poi magari ne beneficia suo figlio.

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    4. Mi scuso per qualche svarione di editing - scrivo da Copenhagen, dopo troppe birre, e dopo aver fatto un seminario in cui cerco di riportare l'attenzione su "dati": grazie dai "piccoli" e pacca sulle spalle dai "grandi". Anche in cosmologia ci sono Gliscienziati. Purtuttavia, questo mica ci spaventa.

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  20. Lavorando da vent'anni in ambito chimico farmaceutico ho osservato la metamorfosi di un'industria basata sulla ricerca (una contraddizione in termini, secondo i parametri attuali) con la progressiva ascesa degli MBA (the suits, come li chiamano i miei colleghi yankee) a gestire anche le attività di sviluppo e l'imposizione del loro modo di pensare. Che in buona parte si è tradotto nell'applicazione di metriche di valore e produttività, che servivano ad rendere efficiente la ricerca come "processo aziendale". Sono all'incirca metriche della stessa natura di quelle poi applicate per l'assegnamento di risorse nell'università italiana (ho visto morire di consunzione alcuni laboratori universitari con cui collaboravo). Ci sono improvvidi difensori (per un motivo o per l'altro) dell'aziendalizzazione dell'università e dell'uso di tali metriche che ne sostengono l'intrinseca bontà. Ma se vediamo qual'è stato il loro effetto sulla produttività della ricerca nell'industria farmaceutica mondiale, i risultati sono desolanti (giustificati da tutti con il vuoto slogan "no more low hanging fruits"). Una plastica rappresentazione di quanto questa rivoluzione culturale ha funzionato nella creazione di valore è data da Glaxo/GSK, ritratta in breve da un collega: "Nel 96 il titolo Glaxo era a 72 USD, dopo 20 anni e la fusione GSK è a 41 USD e dalla fusione sono stati pagati 10 miliardi in multe"

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    1. ...ma una ristrettissima elite ha guadagnato cifre folli dal merge, tutto qui. Agli altri i cocci. Approfitto per notare un morbo ben diffuso, l'errore di generalizzazione. Processi e metriche sviluppati per le mele, che vengono baldanzosamente applicati a pere, arance, ecc. Lo spudorato riciclo di idee - spesso non troppo brillanti in the first place - a tutto e tutti, e' un altro segno della poverta' di argomenti, senza neppure dover considerare il dolo.

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  21. Questi ultimi post sulla scienza e su lascienza aprono un mondo a chi, come me, non ne consce le dinamiche. Tuttavia, leggendoli unitamente alla serie di outing degli ex pro-euro che in questi giorni sono su twitter, mi viene da chiedermi: come è stato possibile?
    Voglio dire, capisco le difficoltà descritte dal Prof. Cucinotta, capisco tutte le criticità evidenziate nei post precedenti, ma come è stato possibile che i tanti che negli ultimi anni hanno dimostrato alte competenze tecniche e scientifiche, spiccate capacità di analisi e certamente onestà intellettuale, ci siano arrivati dopo?
    A scanso di equivoci, non è un'accusa (ci mancherebbe!), è che, essendo estraneo a questo mondo, vorrei capire quali dinamiche hanno condizionato la formazione di un pensiero condiviso (mi riferisco agli specialisti di settore, per tutti noi altri è abbastanza chiaro), contrario a quanto sostenuto dalla letteratura scientifica.

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    1. Non vorrei sembrare banale, ma a mio modestissimo parere il punto è uno solo: la propaganda funziona. E bene. Anche su persone in gamba. Anche su chi sa che funziona. Le tecniche pubblicitarie sono assolutamente efficaci, e la loro efficacia è persino facilmente misurabile statisticamente.
      "Con questa campagna di affissione di manifesti elettorali siamo in grado di assicurare un incremento dei voti dell'X %" si sentiva dire non troppi anni fa un sindaco onesto
      mio cliente in un'altra vita (poi infatti disarcionato dalla sua stessa maggioranza per politiche troppo di sinistra).
      I grandi gruppi editoriali sono diventati negli anni sempre più importanti e potenti. E sempre di più si è permesso loro di esercitare quella "colonizzazione" dell'immaginario che è il punto essenziale del loro potere.
      I social perché fanno così paura alla Boldrini e ai suoi mandanti? Perché potrebbero ricreare una situazione di libertà di scelta, al di fuori del pensiero unico.
      Ma è già troppo tardi. Tecnicamente i social già ora sono diventati come la TV.
      O ci si muove via messaggi uno a uno, su piattaforme più difficili da manipolare (come Telegram, o Signal meglio ancora), oppure un controllo simil cinese della rete è molto vicino.

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    2. Era esattissimamente l'obiettivo cercato. Ma per Cavour (quello qui sopra) è un chiaro segno dell'intrusione dello stato negli affari privati.

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  22. A proposito del trionfo dell'ideologia liberale nel mondo universitario alcuni esempi edificanti vengono dai Paesi Bassi. Per quel che vale, ne racconto uno che ho vissuto direttamente.

    Nel 2011 la facoltà di scienze dell'Università di Utrecht stabilì unilateralmente di chiudere l'Istituto di Astronomia, che in varie forme esisteva fin dall'apertura dell'osservatorio astronomico cittadino nel 1642.
    Negli anni precedenti, e in particolare dal 2010 dopo le elezioni, il governo aveva comunicato delle linee guida secondo cui le Università dovevano progressivamente specializzarsi, smettere di proporre corsi di laurea simili e fare ricerca su argomenti strategici, cioè con una ricaduta tecnologica commercializzabile. Di conseguenza, le Università avevano chiesto alle facoltà di "razionalizzare le spese" e la facoltà di Scienze decise semplicemente di chiudere un istituto, il nostro, mettendo fine ai suoi 370 anni di storia.

    Inizialmente addussero questioni scientifiche, perché a detta del consiglio di facoltà producevamo pochi articoli. Tesi facile da smontare, mostrando che il numero pro capite di articoli/citazioni/ecc su riviste con peer-review era pari a quello degli altri istituti del Paese e in ogni caso superiore alla media e mediana della facoltà e dell'Università.

    Successivamente tirarono in ballo questioni economiche, prontamente smentite dal fatto che, eccetto i professori, noi eravamo tutti pagati da fondi esterni e, per come funziona in Olanda la distribuzione delle risorse, in pratica portavamo all'Università più soldi di quelli che costavamo.

    Alla fine furono costretti ad ammettere che la decisione era solo politica. Si voleva dimostrare la buona volontà di seguire le linee guida governative e specializzarsi, punto.

    Noi dottorandi, forse perché giovini e idealisti, o forse perché per in maggioranza di natali suini, eravamo già pronti alle lettere sui giornali, alle lezioni in piazza, ai cortei e se necessario alla guerriglia urbana.
    Invece il direttore e i professori forti del loro proverbiale pragmatismo batavo, decisero che forse questa battaglia si poteva vincere ma saremmo poi rimasti in un posto dove non eravamo benvenuti. Quindi optarono per andarsene con le buone in cambio di condizioni migliori nei negoziati. Poiché a perdere il lavoro erano loro, i professori, e non noi (ai dottorandi lo stipendio non veniva dall'Università bensì da fondi nazionali), ci siamo adattati a una decisione che non condividevamo limitandoci a qualche piccola e goliardica azione di protesta.
    Questa rimane la cosa che brucia di più. Non tanto la stupidità e la violenza della decisione di sbatterci fuori, quanto il fatto di accettare noi stessi e fare nostra la stessa ottusa mentalità mercantile che aveva partorito quella decisione.
    Ma tutto sommato mi ritengo fortunato, ci sono modi più dolorosi per essere avvicinati alla durezza del vivere.

    Mi scuso per il lungo sproloquio e ringrazio il professore per il suo lavoro (il debito di gratitudine non sarà forse mai ripagato, ma almeno il contributo mensile ad a/s un piccolo aiuto lo fornisce).

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    1. Penso che con le mie materie potrei fare questa fine.

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    2. Il risultato trimestrale e' l'unico dio rimasto.

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  23. Ho apprezzato molto la testimonianza perché individua nella politica e nell'ideologia neo-liberista la radice di un problema che, purtroppo, credo riguardi molti ambiti della nostra società e della nostra vita - e non solo quelli importantissimi dell'Università e della Ricerca.
    Sarebbe piacevole avere della rappresentanze politiche in grado di accorgersi di questo problema (bastarebbe che i giornali ne parlassero, tanto per dirne una), ma non oso immaginare che gioia sarebbe avere una alternativa politica che proponesse addirittura una alternativa a questo liberismo nefasto (e no, non credo sia necessaria una dittatura per cambiare le cose).

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  24. Ma siete proprio sicuri di quanto affermate? Come la vedo io non mi sembra di scorgere qualche parvenza di vero liberalismo nel mondo, figuriamoci in Italia. Anzi al contrario tutto mi sembra perfettamente filtrato alla perfezione attraverso istituzioni pseudoliberali fondate esclusivamente sul binomio politica quindi stato e potere economico. È singolare come con l'avanzare incessante dell'interventismo statale(soprattutto nel nostro bene amato paese)e con la sua soffocante ingerenza, si siano limitate le possibilità e soprattutto le libertà dei singoli attraverso le loro capacità di poter contribuire al bene collettivo. È da imputare per caso al liberalismo la causa della fuga di massa di ricercatori o imprenditori che non riescono a svolgere in maniera dignitosa il proprio operato?
    Siete veramente sicuri di vivere in un sistema di LIBERO MERCATO? Prima di attaccare il liberalismo e il capitalismo come causa di tutti i mali, inviterei il Prof Cucinotta a spendere un po' del suo tempo nell'approcciarsi in mamniera costruttiva nei confronti della letteratura socioeconomica libertaria(Bastiat, Mises, Rothbard) pardon Rothbard casomai dopo, troppo hard. Poi alla fine, ma solo alla fine si potrà dire con cognizione di causa: tutta colpa del liberalismo, e dei capitalisti.

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    1. Caro, questo è un blog di economia. Non si occupa delle bizzarre teorie degli austri-ani, che il JEL classifica col codice B53 fra l'economia marxista e quella femminista. Tutta roba molto rispettabile ma che non ci interessa.

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    2. Io sono certo (tanto quanto che un giorno moriro') che il liberismo (la prassi concreta del liberalismo di matrice anglosassone) sia non solo una dottrina ormai superata ma anche un ostacolo al progresso civile.

      Gli ultimi due secoli di storia mostrano chiaramente che la polarizzazione deflattiva insita nel liberismo (competizione perenne al ribasso) provoca l'imperialismo (e quindi il colonialismo), l'eccessiva compressione della quota salari per decenni ed impedisce ogni politica di sviluppo volta alla piena occupazione.

      Il frutto ricorrente del liberismo e' la guerra mondiale (come quella oggi in gestazione).

      Da cristiano sono anche convinto che il liberismo sia contrario al Vangelo (anche se vedo che la dottrina sociale della chiesa cattolica e' liberista, in quanto sostiene il principio della sussidiarieta').

      Nella stesura della carta costituzionale (quando ancora la memoria del fallimento del liberalismo/liberismo era viva) si cerco' di mitigarlo al massimo introducendo molti elementi keynesiani (Einaudi fu infatti messo in minoranza) e non a caso la Costituzione Repubblicana e' oggi sotto attacco.

      Il pensiero oligarchico ed antidemocratico di (Von) Mises mi risulta pure sinceramente vomitevole.

      Magari faccia un giro dalle parti del blog di Orizzonte48 (o magari si legga 'La Costituzione nella palude' di Luciano Barra Caracciolo) che qualche dubbio le verra'.

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    3. Conte di Cavour... un altro santino eterodiretto.

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    4. Ma questo Cavour sa di sapere, è evidente.
      Quindi sul blog di Quarantotto non ce lo mandare, ti prego!

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    5. "Ma siete proprio sicuri di quanto affermate?"
      Sono certissimo di un mio principio: mai discutere di religione con un Vero Credente.

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    6. secondo me siete un po' severi con Cavour (magari pensando ad altri post e non leggendo solo questo). E poi stiamo parlando di scienza e di ricerca, quindi anche di ipotesi teoriche.
      Mi spiego, un vero liberale aspira a un liberismo teorico che se lo sviscerate avrebbe anche lati positivi, ma che non esiste nella realtà, nella realtà dominata dalle oligarchie che solo formalmente è liberista, ma dove in pratica qualcuno è più "libero" degli altri.
      Allo stesso modo anche un sistema veramente di sinistra in cui lo Stato facesse il suo ruolo di bilanciatore e difensore dei più deboli sarebbe bellissimo, però ricordatevi che poi la realtà della sinistra è Renzi, e guardate il nostro Stato...
      La lotta dovrebbe essere 99% contro 1%, non idealisti di "destra" contro idealisti di "sinistra"... altrimenti non andiamo da nessuna parte.

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  25. Lavoro in un ente di ricerca pubblico ed i finanziamenti oramai provengono prevalentemente da programmi nazionali ed europei, secondo strategie ed obiettivi estranei a logiche, specificità ed interessi nazionali. Ed in questa situazione si sopravvive solo proponendo progetti su temi sempre più astrusi ed incredibili. E’ in questa “corsa ai fondi” europei ci si può immaginare chi vince (vedi tabella a pag. 8 di
    http://www.apre.it/APRE_panoramica_partecipazione_H2020.pdf ).
    E poi ci si accorge della sostanziale inutilità dei risultati ottenuti. Occorre riportare gli obiettivi della R&D ed i finanziamenti per la R&D in Italia!
    In questa perversa logica sono stati tirate dentro anche le università, che dovrebbero, e per definizione, usare la ricerca per la formazione e per la libera esplorazione.

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    1. Il fatto di aver nominato al ministero una signora che ha la terza media non è un caso, bensì la rappresentazione dell'interesse del governo per l'istruzione superiore e universitaria. Parlare di ricerca e sviluppo da riportare in Italia è, in queste circostanze, illusorio.

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  26. Concordo.

    Non solo. Oggi si assiste a una "prostituzionalizzazione" sciscante delle università. Tagliati i fondi sono costrette a cercarli "sul mercato" e per istinto di sopravvivenza sono disponibili a diventare le succursali R&D delle aziende. A decidere quali ricerca fare sono sempre più gli amministratori delegati che i ricercatori.

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  27. Condivido il punto di vista, ma mi sfugge in quale mondo siano aumentati i salari degli accademici. Non metto in dubbio le cifre (che non conosco), ma che valore ha uno stipendio, magari anche buono, quando non si sa dove si andrà a finire tra un anno o due?
    In tutta sincerità, anche la storia della "selezione inversa" per via dei bassi stipendi mi sembra abbastanza moralista, e non troppo giusta. Io vedo persone brillanti e motivate andarsene alla prima occasione, non perché corrotti dal consumismo o simili, ma perché anche uno scienziato può volere, che ne so, avere una famiglia o non doversi muovere ogni 2 anni.

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    1. Le sue considerazioni e quelle successivamente espresse da Matteo Briganti mi sembrano del tutto ragionevoli, e il modo forse troppo sbrigativo in cui parlavo della questione risente della sintesi connessa al mezzo.
      Quindi, condivido il vostro punto di vista, e non mi sognerei di fare di tutta l'erba un fascio, ognuno ha le proprie motivazioni che qui non ripeto.

      Quando tiro in ballo un fenomeno sociale, lo valuto sociologicamente, quindi da un punto di vista statistico. Per esemplificare, sono stato davvero colpito alcuni annin fa, dall'improvviso successo degli appena commercializzati jeans a vita bassa. Dall'oggi al domani, centinaia di migliaia di ragazzine li indossavano. Per me un straordinario esempio di come la libertà formale di scegliere in questo caso l'abbigliamento non si traduca in una possibilità effettiva di scelta. Tuttavia, io non mi permetterei mai di giudicare la scelta di una specifica ragazzina che magari avrà scelto di indossare quei jeans in base a certi suoi responsabili criteri estetici. Ma per valutare il fenomeno non abbiamo alcun bisogno di giudicare il comportamento individuale, visto che l'interesse sta nell'elemento statistico.

      Allo stesso modo, ho considerato la questione del rapporto tra scelta di una determinata professione e fattore economico, solo da un punto di vista statistico.


      Più interessante la questione dell'accusa cortesemente rivoltami di moralismo.
      Qui invece, credo che lei si sbagli, e tento di argomentare perchè.
      La mia opinione è che la brama del potere sia innata in tutti gli animali superiori, soprattutto nel sesso maschile, e soprattutto negli animali più sociali, in fondo è una manifestazione della nostra natura sociale.
      Tuttavia, nell'ideologia dominante questo potere è andato a concidere con la ricchezza, essere ricchi equivale ad essere potenti. Si potrebbe facilmente verificare che storicamente non è stato sempre così, nel medioevo un feudatario non mirava ad accumulare ricchezza, perchè a quei tempi, il potere coincideva col numero di cavalieri che si aveva a disposizione.
      La mia conclusione è che la ricerca della ricchezza sia un fenomeno di condizionamento sociale. Che quindi una retribuzione più alta sia per alcuni un richiamo troppo forte mi pare stia nei fatti, ma certo non possiamo generalizzare in proposito. Ciò che in realtà intendevo sottolineare era che non siamo tutti eguali, c'è chi ama certi aspetti della vita, c'è chi altri, e trovo colpevole mettere degli ostacoli proprio a chi, in virtù di una sincera passione, può potenzialmente dare un contributo prezioso all'avanzamento delle conoscenze.

      Non mi disturba quindi che la gente voglia arricchirsi, almeno quel tanto che gli consenta di godere di un certo agio nella vita. mi disturba che un fattore di condizionamento sociale abbia invaso anche l'Università riducendone la capacità di svolgere il suo ruolo tradizionale di fonte e diffusione delle conoscenze senza ulteriori specificazioni.

      Direi quindi che la mia osservazione, lungi dall'essere moralistica, era politica al 100%.

      Approfitto dell'occasione per ringraziare innanzitutto il nostro ospite e tutti voi che siete gentilmente intervenuti.

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    2. Gentile professore, innanzitutto grazie della sua cortese risposta, e anche grazie del post, l'ho apprezzato molto, anche se può sembrare altrimenti. Visto che non è cortese lanciare il sasso e nascondere la mano, mi può anche vedere in faccia qui.

      Certamente lei ha molta più esperienza di me, ma il mio messaggio era egualmente basato sull'osservazione diretta, probabilmente su un campione più ristretto. La discrepanza nei risultati, però, mi sembra possa derivare piuttosto dal fatto che le mie osservazioni sono fatte soprattutto fuori dall'Italia (purtroppo), in posti in cui i salari "accademici", se competitivi (in diversa misura) a livello internazionale, non lo sono rispetto ad altri mestieri a livello nazionale (soprattutto Olanda, Svizzera, Francia, Inghilterra). In questo contesto, ho visto molte persone dotate e motivate abbandonare l'università per lavori che spaziano dalla consulenza specialistica, alla finanza, alle assicurazioni. Alcuni immagino volessero fare i soldi, come lei dice, ad altri i soldi non interessavano granché. Credo che le scelte di queste persone, al di là delle motivazioni personali, siano una grossa perdita, da un punto di vista più generale. Questa emorragia di talenti verso il privato è, da quello che vedo, senza dubbio legata all'insicurezza economica (in senso lato) del mestiere dell'accademia. Per questo credo non sia giusto guardare solo agli stipendi dei professori (come, se capisco bene, sta facendo lei), e per questo credo sia sbagliato pensare che il disincentivo economico sia qualcosa di positivo. A dire il vero, pensando soprattutto all'Olanda, mi pare sia proprio l'insicurezza economica di dottorandi & co. ad alimentare delle dinamiche feudali in università. E ripeto, insicurezza non è tanto o solo lo stipendio, ma la certezza (che non c'è) di quello stipendio in futuro.
      Sperando di essermi riuscito a spiegare, le auguro una buona serata.

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    3. @sambarluc
      Molto interessanti i lavori sulle correnti atlantiche ed il clima. Ricordo un vecchio articolo su "le scienze" dove si iniziava a parlarne e dove si pensava che il blocco della circolazione della Corrente del Golfo a causa dell' addolcimento delle acque artiche potessee innescare la glaciazione. Leggerò con attenzione.

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  28. Concordo pienamente riguardo alla descrizione dell'attuale mondo della ricerca universitaria. Come Sambarluc prima di me mi trovo però in disaccordo sul discorso degli stipendi come forma di selezione delle persone veramente motivate: non conosco la situazione di venti o trenta anni fa, ma attualmente il vero ostacolo è una prospettiva di anni di precariato e spostamenti. In questa ottica forse proprio ora vengono selezionate persone appassionate, ovvero quelle disposte a rinunciare a famiglia, affetti e stabilità pur di lavorare in un ambiente purtroppo sempre meno scientifico, ovvero sempre meno libero. Oltretutto per stipendi non elevati, almeno fino alla tanto agognata stabilizzazione per i pochi che resistono.

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  29. Forse un tantino OT:
    Qualcuno puo' spegarmi secondo quale malato principio etico/morale fare un lavoro divertente (divertente per me che lo faccio ovvio) e' peccato?

    Divertirsi del (e non "nel") proprio lavoro e' blasfemo? O e' che c'e' bisogno che questa sia una valle di lacrime, no matter what?

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    1. Forse perché evidente che il mio lavoro mi diverte cioè mi dà piacere (giusto per chiamare, da pedante, ohime' non da Pedante, i sentimenti col loro nome), che da millanni piglio pesci in faccia, anche in questi ultimi.

      Ipotesi estemporanea grazie al commento, estemporanea e persuasiva.

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  30. L’opinione pubblica è alla ricerca di facili capri espiatori sperando di risolvere in un colpo solo la questione e gli untori del ventunesimo secolo sono a turno i migranti o l’euro.

    "Ma mi faccia il piacere (della scienza)". Mi sa che questo qui ce l' ha con te Albe'.


    Allora, la verità sta da una parte sola, non da entrambe le parti, e se sul giornale dei Vescovi italiani vedo queste analisi radicalmente errate, con tutto ciò che significa in termini di posizioni di una delle organizzazioni più influenti per milioni di individui, allora mi chiedo se valga ancora la pena usare il fioretto e non la clava; anche perchè lagggente continua a rimetterci la pelle, come sappiamo.

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    1. La Chiesa Cattolica predica una dottrina sociale liberista.

      Non è il caso della Chiesa Ortodossa (cerca con google "chiesa ortodossa russa fondamenti concezione sociale").

      Se cambiassimo 'religione di stato' l'applicazione della Costituzione Repubblicana (in luogo della sovversione) sarebbe più semplice.

      Ci vuole pazienza, specie se un prete durante la predica dice che ci sono tanti disoccupati perché non si danno da fare a cercarsi un lavoro.

      Ormai domino perfettamente i miei istinti primordiali.

      È grazie all'opera educativa di questo santo blog.

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  31. Molte università italiane per sopravvivere stanno diventando come la lidl. Prima non lo erano.

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  32. Ci vorrebbe uno scarto, magari facendo di tanto in tanto un salto in Cina, dove "discorsi sul metodo" e cogito ergo sum per molto tempo non hanno scalfito questa porzione di umanità. Non per stabilire chi ha ragione o torto, ma per spostarsi su altri criteri di valutazione del reale e del personale. Parlo di quanto è originario di questa cultura, non delle contaminazioni post-gesuite e post-guerra dell'oppio. Severino non dice nulla di veramente nuovo, è un girotondo intorno al nulla, l'ennesima circonferenza, di raggio più ampio forse, che fa perno su un cono d'ombra. Seguendo quella strada, il pensiero si riduce a una forza centrifuga, una fuga disperata dal centro dell'imbuto. EMigrato (accademico) europeo. Dove c'è più gente c'è più spazio, a quanto pare.

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