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mercoledì 6 settembre 2017

Bagnai psicanalistaaaaaaa...

Skanda ha lasciato un nuovo commento sul tuo post "Gli ingegneri vanno convinti ("contronarrativa" di...": 

Ho la convinzione che il prof. Bagnai sia, a modo suo, oltre che un esperto economista, anche un arguto psicanalista: nel metodo, più che nei contenuti. E questo aiuta, forse, a capire meglio il suo schietto e ruvido realismo che mi intriga e conquista. 

Se bastassero i pittogrammi, le “infografiche”, insomma, le figurine, ma di quale accidenti di percorso e di trasformazione staremmo qui a parlare da anni? 

Di mestiere faccio, per l’appunto, lo psicanalista. E per crescere, io insieme ai miei pazienti, ci mettiamo anni, di duro lavoro: emotivo, cognitivo e in un contesto relazionale significativo (altro che “psicoterapie brevi” ma fatemi il piacere…). 

Ed è proprio questo approccio che mi ha agganciato, fin dal 2012, a questo blog che, da allora, seguo con costanza e qualche sporadico intervento. Un blog dove il padrone di casa investe nel duro lavoro diacronico, di costruzione di narrazioni condivise su tutti i suddetti piani (emotivo, cognitivo e relazionale), con la speranza che qui si costruisca veramente una comunità, senza dover correre dietro a chicchessia per convincerlo di non si sa bene cosa. 

Per chi non capisce, ha fretta e non sa aspettare, ci sono sempre le scorciatoie magiche, gli psicofarmaci o un corso di Anthony Robbins. 

Ad maiora
Skanda

Ps: per lo stile del mio commento avrei voluto imitare l’irraggiungibile Martinet con il suo minimalismo caustico che in due righe taglia come il laser… non ce l’ho fatta, ma mi rimane come obiettivo dei prossimi cinque anni.

Postato da Skanda in  Goofynomics alle 6 settembre 2017 17:10



(...l'impressione di essere circondato persone diversamente equilibrate l'avevo da un po', e non mi riferisco solo agli stalker e agli altri poverini visibilmente affetti da patologie: mi riferisco a te. Sì: proprio a te che stai leggendo. "Chi? Io!?" Eh già...)

63 commenti:

  1. "Non basta una corda a fare un impiccato".
    (Sentenza in "Il buono, il brutto il cattivo", regia di Sergio Leone, 1966).

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  2. Sono certo che al blog sarà arrivato il commento - velocemente censurato - di qualche altro psicanalista, uno di quelli che lavorano in scienza e coscienza e non è un usciere, che invita Bagnai a non scherzare col fuoco e che forse ritiene il commento del Professore su Twitter : " e io che credevo ci fosse un'epidemia di morbillo" (relativo al caso di malaria di Trento), il frutto di una mente in via di squilibrio e squilibrante.
    E la cosa spiace.

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    1. Non posso che ripeterti il mio invito a non sopravvalutarti e in particolare a non atteggiarti ad esperto di tutto. Tu sei malato. Solo una persona malata passerebbe tanto tempo quanto ne passi tu a seguire un autore col quale non si identifica. Tu hai una grave patologia, ne sono certo, anche se, non essendo uno specialista, non posso diagnosticarla: posso proporre come nome "yanezite". La terapia però ce l'ho, ed è di mandarti altrove. Non ho tempo da perdere (e non perché debba andare a commentare blog di persone che considero - e sono - dei poracci, ma perché ho una vita: hai provato ad averne una?).

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    2. Vedi? Sono anche inconsapevoli di esserlo.
      È proprio un caso conclamato ( non lui, ma il caso) di paranoia con manie compulsive associate.

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    3. Bagnai scherza col fuoco! Commenta su Twitter! Tsk Tsk!
      Se non è malato, è psichiatra.

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    4. @alberto49 Seguaci di Scajola, tutto a loro insaputa...

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  3. Ultimamente concludi i tuoi testi in maniera più interessante del solito :)

    In ogni caso, per ribaltare le cose, i diversamente equilibrati aiutano.

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  4. Meglio staccare un po' la spina! Te lo dico da uno che conosce il problema abbastanza bene. Inutile intestardirsi, tanto poi si recupera, la cosa non è tanto grave (ancora).

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    1. Dici che dovrei staccarvi la spina? Oddio, in alcuni casi lo faccio: molti sono stati accompagnati alla porta. Ma in fondo, anche se siete disturbati, siete di compagnia. Di aiuto no (o non sempre), ma di compagnia senz'altro...

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    2. Praticamente dei Tamagotchi... :-)

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    3. Ma dai! Io ti voglio bene e quindi ho giocato, una piccola svalvolata di sicurezza anche per me.
      Lo so che ogni tanto stacchi la spina e lo hai fatto qualche mese fa e credo sia stato un momento di vero relax per te; io me ne sono accorto e sai che è stato così.
      Detto tra noi, poi, riguardo lo psicanalista, o lo psichiatra, dico due cose, sempre da uno che sa di cosa parla, da 25 anni ne incontro molti e li ho anche terapeutizzati insieme ai malati, e credo che uno normale non fa quella professione e se la fa peggiora. Pensaci, se la vuoi fare davvero bene è una roba insostenibile!
      E poi i malati inconsapevoli sono in numero impressionante e su questo hai ragione e io sono ormai tra questi, però ne sono consapevole e ciò non è sempre nella norma!

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  5. La psicanalisi ha fatto un sacco di danni.
    Per capire, in buona misura, come siamo fatti, basterebbe conoscere in buona misura, come erano fatti i nostri genitori, nonni, bisnonni etc etc (capisco che dopo due generazioni sia praticamente impossibile avere "dati attendibili"...senza dimenticare che stiamo facendo valutazioni probabilistiche e non "meccaniche).

    Ciò che sarebbe interessante capire è se questa "prassi" può essere translata sui gruppi sociali, osservando sempre la questione sotto la sfocata lente delle probabilità.

    Chiedo a Skanda; come fai a valutare in modo relativamente sicuro che il cambiamento dei pazienti dipenda dalla psicanalisi e non, più semplicemente, dal tuo lavoro, e cioè dalla tua intelligenza?

    (forse non conosco gli ultimi disciplinari della psicanalisi?)

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    1. Caro Sandro, guarda che con i commenti "io non sono uno psicanalista ma..." aveva esordito (e chiuso) Serendippo. Che fai, gli vai dietro? Non è un'ottima compagnia...

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    2. Bé, a me pare un approccio sostanzialmente opposto; "Io non voglio essere psicanalista e...".

      Già che ci sono la informo della difficoltà a donare su Asimmetrie con Paypal, sia attraverso la finestrella dedicata, sia attraverso quella delle diverse carte (non son proprio riuscito e la carta funziona per tutti gli altri acquisti).
      Ho scritto anche una mail, magari lei riesce a intervenire prima.

      Grazie ancora per tutto ciò che fa.

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    3. Caro Sandro,

      per cortesia può mandare copia della sua email all'indirizzo tesoreria@asimmetrie.org?
      Da un test appena effettuato con una VISA italiana, browser Firefox, la procedura funziona normalmente. Potrebbe inviare sempre allo stesso indirizzo una videata del messaggio di errore? Grazie.

      Asimmetrie APS
      Paolo Cianciabella
      Segretario

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  6. Pure psicanalistaaaaaa. Mia moglie ha il giorno libero di giovedì.

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  7. Sono abbastanza ignorante in economia e in genere nelle materie scientifiche, ma dal 2011 ho avuto una vaga sensazione di essere in un paese che subisce una guerra con armi diverse da quelle convenzionali, non sono mai stato un patriota ma da allora ho scoperto che temo per l'Italia: forse c'entra molto con i contenuti di questo blog?

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    1. Il mio nemico non ha divisa
      Ama le armi ma non le usa,
      Nella fondina ha la carta VISA
      E quando uccide non chiede scusa
      (cit.)

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  8. Proporrei lo "helicopter drugs" per i piddini

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  9. Taglia come una spada laser, please. Rossa, ovviamente.

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  10. "Chi? IOOOO!?"
    E che problema c'è?! Mi son fatto circa quattro anni di psicoterapia. E non è che proprio so' guarito, diciamo che ho cambiato visione.
    D'altronde, fossimo stati bene... saremmo andati in cerca di risposte, di ragioni, motivazioni, spiegazioni? E mmmeno male!
    (poi, se qualcuno vuole, gli racconto di un piccolo esercizio che si fa fare ai giovani attori per fargli comprendere che il disequilibrio è una condizione "naturale" :-) )

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    1. Dimmi, Alfò, mi interessano questi esercizi. Poi ti racconto i miei!

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    2. Senza ammorbare il padrone di casa, ti rimando qui.

      https://ipocritacivitas.blogspot.it/2017/04/attore-devi-stare-scomodo.html

      Ma magari anche a un musicista certe riflessioni possano interessare, perché poi una serie di meccanismi sono comunque sottesi a tutte le esperienze artistiche.

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    3. Grazie! Interessanti considerazioni valide indubbiamente per tutte le forme di arte, credo, anche per la musica, certamente ma anche per la pittura.
      La musica è una grossa valvola di sfogo anche personale ma lo sono anche altre attività che comportano studio, stimolo a mettersi in gioco, frequentazione di persone di eventi che stimolano la ricerca e l' applicazione il più possibile intense e profonde. Sono molte le attività e le possibilità purtroppo, a mio avviso, dipendono anche dal contesto; una grande città offre molte possibilità una piccola meno ma vedo che in molte città di provincia e anche in grossi paesi, si tenta di sviluppare attività artistiche soprattutto teatrali. Pur nella sempre maggiore precarietà economica si tenta a titolo privato di organizzarsi.
      A livello personale, in generale, si tratta di mediare un delicato equilibrio o meglio disequilibrio tra attività e stasi; personalmente, con una persona in casa che dipende totalmente da me, l' equilibrio è estremamente complesso e in continua evoluzione.

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    4. Caro alberto49, grazie per l'apprezzamento.
      Piccole o grandi città, ti assicuro che non fa differenza. la situazione è nera e i colleghi si rifiutano di prendere atto delle ragioni di fondo. Nemmeno l'intervista di Scamarcio li ha smossi.
      Quei privati che si organizzano, ti assicuro, sono per la maggior parte "amatoriali" che possono contare su altro introito. L'ho spiegato per anni ai colleghi che abbassa e abbassa le paghe alla fine vincono i dilettanti. Ma c'è stato nulla da fare. in troppi sono convinti di potersi salvare da soli, e invece si affonda sempre più.
      Perché la mia professione ha un problema: si è convinti che per farla "basta parlare". se una ballerina non sa andare sulle punte, un pianista non sa fare una scala, un ingegnere non sa fare i calcoli per tirare su un pilastro, tu capisci che non conosce il suo mestiere... per noi è tutto più "delicato". E alla fine quel che preannunciavo si è avverato, perché quello che è considerato il migliore attore italiano, oggi, è in realtà un dilettante, o comunque di formazione dilettantesca. Non voglio farne il nome per non sporcarmi le labbra, ma basta guardarne il CV. Ma tagliamo corto; perché il nostro è un mestiere basato sul "passaggio di testimone", se a nessuno hai dato "il cambio", non sei nel solco della professione. Punto.
      C'è poi il rapporto mignotta/padrone, per cui anche chi potrebbe alzare la voce, alla fine si adegua... e lasciamo stare anche questo, tanto ormai sono diversi i comuni che per fare la "stagione teatrale" emettono bandi nei quali chiedono espressamente compagnie di non professionisti.
      Si convinceranno solo sbattendoci la testa e quando tutto cambierà non sapranno il perché, riadeguandosi di nuovo.
      Il risultato è che i giovani vogliono solo andare all'estero (come se il problema lingua non esistesse, fondamentale nel mio lavoro), e a volte mi hanno chiesto perché io, da giovane, non me ne sia andato; quando gli rispondo che trent'anni fa le opportunità erano qui... la loro faccia mi dice che non capiscono.
      in bocca al lupo per la tua situazione personale.

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  11. "..duro lavoro diacronico, di costruzione di narrazioni condivise su tutti i suddetti piani (emotivo, cognitivo e relazionale), con la speranza che.." Mi associo alle belle parole di Skanda. Il Prof. Bagnai, fortunatamente anche per me, è un Buon Maestro e non un Maestro Buono, E' Capace Condurre (ex ducere)fuori da molte illusioni perniciose. A modo suo credo che ci voglia un Bene molto sano. Grazie Prof.

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  12. PS.Oltre a Bagnai psicanalistaaaaaaa... aggiungerei Bagnai Psicoterapeuta Multimodale

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  13. Concordo pienamente con Skanda, caro Amico che mi ha fatto conoscere questo blog e collega analista.
    Molti sono i parallelismi tra ciò che porta avanti Bagnai nel discorso economico (sui piani cognitivo, emotivo, relazionale, ma anche etico) e quello che In pochissimi fanno in ambito psicoanalitico (un altro campo, forse quello par excellence, in cui davvero chiunque si sente in diritto di dire la qualunque poichè è una psiche, al grido di "non sono uno psicoanalista, però", un altro ambito che non è una Lascienza dura, ecc.).
    Se ne potrebbe scrivere, di questi parallelismi, ma ci sono altre prioritá in questo blog, preferisco seguirlo, riflettere, imparare, (e contribuire quando posso ad asimmetrie), facendo invece il Bagnai ("psicanalista Bagnaiiiii", usato come aggettivo), in conpagnia di Skanda, nel nostro campo, pubblicando lavori controcorrente e contributi controcorrente.
    Perché le trasformazioni richiedono sempre di mettere in discussione le norme e i valori collettivi mainstream e noi stessi.
    Giorgio Tricarico

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  14. Mmm.. Pensandoci, in effetti a ventitré anni la scelta del terapeuta fu dettata dalle stesse qualità che mi hanno condotto qui (non si offenda prof, qualità come l'ironia e la capacità di stimolare intellettualmente) e rimasi nel percorso di crescita per otto anni..
    Ho scelto chi mi ha fornito prospettive convincenti o quanto meno strumenti per "sopravvivere" meglio al presente. E in tutto questo in effetti posso leggere una certa analogia (!!).

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  15. Viste le perturbazioni a cui sono sottoposti sfere ed emisferi, è dura tenere l'equilibrio. Ma spero che non si veda troppo.

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  16. Orgoglione di essere diversamente equilibrato.

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  17. Bagnai iatrologoooooooooo...

    Sì: proprio te che scrivi, che hai intuito che la follia è una semplice relazione (tra un soggetto e un altro soggetto, o l'ambiente che lo circonda), asimmetrica, che hai fatto di un isolato, spesso inefficace, studio psicoanalitico un' unica esperienza di apprendimento, di dibattito pubblico, di maturazione della consapevolezza collettiva, trasformandola in azione politica.

    Chi meglio di te che scrivi: Thomas Szasz Il mito della psicoterapia. Qui il PDF.

    Da p. 199: "L'uso indiscriminato del termine psicoterapia è un importante segno del pervertimento del linguaggio della cura al servizio della disumanizzazione del controllo delle persone attraverso una tecnicizzazione e una terapeutizzazione delle relazioni personali. Per quanto un problema culturale cosi fondamentale non possa essere mutato con una semplice modificazione del nostro linguaggio, noi dobbiamo, se vogliamo districarci dalle nostre difficoltà, iniziare dal nostro linguaggio.
    Di conseguenza, se vogliamo salvare la cura delle anime dalla palude medica dove è oggi impantanata, dobbiamo cercare un neologismo, pratica non priva essa stessa di gravi pericoli. E' per questo che, tanto nei miei scritti precedenti quanto nella presente opera, ho continuato a usare e parafrasare termini accettati. Ora vorrei però proporre un nuovo nome per la psicoterapia.
    Il nome dovrebbe soddisfare due esigenze fondamentali: dovrebbe denotare correttamente le attività a cui essa si rivolge, e dovrebbe essere scevro dalle fuorvianti implicazioni mediche contemporanee del termine psicoterapia. Come ho notato all' inizio di questo studio, Eschilo aveva un nome rispondente a tali requisiti per ciò che oggi chiamiamo psicoterapia. Egli lo chiamò impiego di iatroi logoi, o parole curative. A queste antiche radici, quindi, va fatto risalire il nostro termine acconcio per la moderna, laica cura delle anime: iatrologia.
    Così concepita, la iatrologia sarebbe una branca della retorica e della logica. I suoi esperti, specialisti in retorica e in logica, verrebbero definiti iatrologi. Le loro attività costituirebbero un' arte piuttosto che una scienza, e sarebbero classificate come arte."

    Mi cuggino ritiene sufficiente, come intervento fisiochimico, complementare e necessario al riequilibrio biochimico di un organismo stressato emotivamente (ciò che l' indirizzo psichiatrico dominante oggi assolve con psicofarmaci, superati i "tradizionali" salassi, bagni, asportazione lobi frontali, sedie rotanti, elettroshock - questi ancora in voga in caso limitati) una corretta e regolare attività fisica (meglio se sottile e profonda).

    In effetti sta roba qui (ad esempio) stabilizza i livelli di acido gamma aminobutirrico, direi, per usare un eufemismo, in modo più efficace del valproato o del litio.


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    1. Se eravamo normali non stavamo qui. Saperlo aiuta. E poi ti imbatti in questo post e relativa lettura. Imparare è sempre tragico. A volte però la commozione è gioiosa quando la condividi. Siete parecchi qui cui devo da bere.

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  18. È possibile che la somma di diversi (dis)equilibri faccia un equilibrio vero.

    Per quanto riguarda le "persone diversamente equilibrate", ho accettata la definizione ancor prima di arrivare alla conclusione del discorso.

    Del resto, in quale altra definizione può riconoscersi una che tuttora si vanta di aver meritato 36/40 a un orale di concorso anziché 40/40 per aver sfiorato il silenzio sull'Ara Pacis, monumentaccio di propaganda a cui andrebbe comunque la debita attenzione?

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  19. Quanto al blog come luogo terapeutico, evitando di dire "spazio" perché tale parola l'ho sentita, non riferita al blog, un po' troppo, me ne ero accorta già da tempo e l'avevo pensato così soprattutto in un momento greve quando si fa il conto di ciò che va, perché ciò che non va si impone da solo.

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  20. Prof però non è vero che siamo diversamente equilibrati. Al contrario per sopportarla ci vuole un ENORME equilibrio.

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    1. ...attenzione: mi sta ridiventando piddina...

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    2. Questo mai. Non è che la farfalla può tornare bruco, d'altra parte.

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    3. :-)))))))))))))))))))))))))))))))

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  21. Il primo che risponde ha bisogno della psicoanalisi...ho risposto?...ma proprio io?...azz!

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  22. Come l' Ho'oponopono....uguale!...per gli interessati si organizzano serate.

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  23. È strano come l'equilibrio visto da altri occhi sembri squilibrio.

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    1. Non c'è dubbio. O meglio: il dubbio lo risolve Darwin. L'unica cosa che so è che sono sopravvissuto per sei anni. Auguro altrettanto a voi. A proposito: fra pochi giorni cercherò di annunciarvi il nuovo #goofy (il grafico è già stato coinvolto). Vi ricordate che le date sono 2 e 3 dicembre?

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    2. Già prenotato il volo.
      Lo psicanalista non ancora, ma manca poco.
      Un po' di sbalzi d'umore, i miei cari, cominciano a farmeli notare.
      Per fortuna il mio istruttore in palestra (problemi di schiena) mi ha insegnato la respirazione diaframmatica: un calmante efficace.

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    3. Sì, comunque per sicurezza l'ho anche scritto sul calendario in cucina.

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  24. Personalmente, tra tutte le persone che ho conosciuto le più equilibrate le ho incontrate al goofy.

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    1. Bene. Ora prendine uno a caso e chiedigli di disporre in ordine, che so, dei cubetti con i numeri da uno a sei. Prova. Poi mi racconti. Tutti sono equilibrati, finché non devono opporre il pollice alle altre dita... Sono pessimista? Dimostratemelo!

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  25. Io non sono pazzo.
    Vostro Napoleone IV.
    (semicit.)

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    1. ...e tu sei uno di quelli che mi aiuta di più!

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    2. Dio mio, siamo messi malissimo allora!

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  26. Suppongo che “mi riferisco a te. Sì: proprio a te che stai leggendo. "Chi? Io!?" Eh già” sia una provocazione e da vero pollo ho deciso di cascarci e di fare un po' di autoanalisi.

    Essere felici è più importante dell’essere normali, ammesso che “normalità” significhi qualcosa.
    Se una persona fa del male agli altri, è facile dimostrare che la sua condotta è sbagliata.
    Se una persona non fa del male agli altri, come si può dimostrare che sta sbagliando?
    O bisogna attingere ad una verità rivelata, calata dall'alto e che va accettata senza discussioni, la quale afferma che una condotta è sbagliata; oppure bisogna inventarsi una finzione e su di essa fondare la dimostrazione che una certa condotta è sbagliata.
    Mi si può obbiettare che ci sono persone che fanno male a sé stesse senza far male agli altri, ma a questo punto il discorso assumerebbe contorni difficili da definire, poiché la sfera del piacere e del dolore è soggettiva, le persone sono diverse le une dalle altre ed uno stesso modo di vivere può rendere felice una persona e farne ammalare un'altra.

    Il mondo è pieno di ciarlatani capaci di dire la frase: “in te c'è qualcosa che non va”.
    Gli uomini possono mentire e non è obbligatorio credergli.
    Chi critica la condotta altrui potrebbe voler trarre profitto dalla modifica dell'altrui comportamento.
    Ascolto tutti ma non metto in pratica ogni cosa che mi viene detta, poiché ogni essere umano è unico ed irripetibile: ciò che fa bene ad uno potrebbe non far bene ad un altro, o addirittura potrebbe fargli male. I medici sanno che uno stesso farmaco può migliorare le condizioni di salute di un paziente e peggiorare le condizioni di un altro.
    Ascolto tutti consapevole che, chi da consigli è come chi prescrive farmaci senza esser medico: “io non sono un medico ma, una volta ho assunto questa pillola che mi ha fatto star meglio, provala anche tu” (discorso lievemente pericoloso). Poi c'è chi consiglia soluzioni che non applicherebbe mai alla propria vita: non ha mai ingoiato quella medicina e si guarderà sempre dal farlo, però vuole farla provare ad una cavia per vedere che effetto fa.

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  27. Scusate, visto che il post non è mio, posso commentarlo nei commenti. Skanda ha espresso una cosa fondamentale: a me non interessa correre appresso a chicchessia per convincerlo di non si sa che cosa. Punto. Per motivi non facilmente razionalizzabili né prevedibili qui si è creata una comunità di folli, e io semplicemente trovo piacevole passare tempo con loro. Indubbiamente questo esperimento, date le sue dimensioni non trascurabili e la sua natura pubblica, ha anche un significato politico. Ma chi mi chiede di espandere questa community non ha proprio capito come stanno le cose. In particolare, non ha capito né quale volume di fuoco il nostro avversario abbia a disposizione (passare inosservati, credetemi, non è male, se considerate l'alternativa), né quale sia la forza di questa community (che non è quella di voler "convincere" gli altri, nonostante i successi individuali di ognuno di voi). Io sono abituato a giudicare dai risultati, e i risultati li vedete in alto a destra. Senza l'aiuto dei servizi USA e una barca di soldi non si riesce ad fare di più, peraltro, e chi vuole dare prova del contrario è sinceramente esortato a farlo: non pretendo nessun diritto di esclusiva sul buon senso, e più che ai consigli non richiesti credo alle best practice da emulare.

    Dopo di che, come è assolutamente chiaro (a chi sa come va il mondo), qui il più folle sono e resto io. L'ansia di rivendicare una pretesa normalità (vista come un valore) che alcuni di voi qua sopra dimostrano deve essere necessariamente valutata su questo benchmark. Siate grati alla follia. Dopo di che, sappiate capire quando la normalità è uno strumento più efficace (se devi attaccare una lampada al muro, ad esempio, propenderei per la normalità...).

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  28. "Non c'è presa di coscienza senza dolore."
    Carl Gustav Jung

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  29. Da quando lavoro a contatto col pubblico ( circa 18 anni ) la normalità non so cosa sia.

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  30. Seguire le opinioni di una persona per un lungo periodo credendo che scrive cazzate è effettivamente da psichiatria. Oppure si ha interesse a screditare tale persona aspettando che pesti una merda. Perché visito da tempo la casa del prof? Perché no , visto che quello che scrive oggi avviene domani?

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  31. I vestiti nuovi dell'imperatore
    La fiaba parla di un imperatore vanitoso, completamente dedito alla cura del suo aspetto esteriore, e in particolare del suo abbigliamento. Un giorno due imbroglioni giunti in città spargono la voce di essere tessitori e di avere a disposizione un nuovo e formidabile tessuto, sottile, leggero e meraviglioso, con la peculiarità di risultare invisibile agli stolti e agli indegni. I cortigiani inviati dal re non riescono a vederlo; ma per non essere giudicati male, riferiscono all'imperatore lodando la magnificenza del tessuto. L'imperatore, convinto, si fa preparare dagli imbroglioni un abito. Quando questo gli viene consegnato, però, l'imperatore si rende conto di non essere neppure lui in grado di vedere alcunché; attribuendo la non visione del tessuto a una sua indegnità che egli certo conosce, e come i suoi cortigiani prima di lui, anch'egli decide di fingere e di mostrarsi estasiato per il lavoro dei tessitori.
    Col nuovo vestito sfila per le vie della città di fronte a una folla di cittadini i quali applaudono e lodano a gran voce l'eleganza del sovrano, pur non vedendo alcunché nemmeno essi e sentendosi essi segretamente colpevoli di inconfessate indegnità.
    L'incantesimo è spezzato da un bimbo che, sgranando gli occhi, grida con innocenza "Ma il re non ha niente addosso!" (o, secondo una variante, "Il re è nudo!").
    Ciononostante, il sovrano continua imperterrito a sfilare come se nulla fosse successo.
    Chi è in grado di vedere l'Euro per quello che è realmente,come dovrebbe essere in grado di fare il lettore di Goofy, assomiglia un pò al bambino della favola. Da questo punto di vista, i lettori di Goofy hanno un qualcosa di fiabesco e, pertanto diversamente equilibrati. A giudicare dai commenti, sono pure contenti d'esserlo.
    Ben diversa è la condizione dei cortigiani e della folla che plaude agli inesistenti vestiti. Costoro sono, a rigor di termini, diversamenti squilibrati, ossia in uno stato opposto a quello di "diversamente equilibrati", e sono costretti a risolvere la dissonanza cognitiva in nevrosi prima e poi in psicosi. Lì c'è lavoro per psichiatri, psicoanalisti, psicologi, psicoterapeuti, sciamani, mistici, esorcisti, medium, giornalisti.

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  32. Se ho ben capito: meglio non tentare di attaccare il muro alla lampada?

    Oh oh.

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  33. Elogio dei diversamente equilibrati che se non fossimo (stati?) tali ci saremmo adattati alla narrazione dominante e non saremmo approdati qui :)

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  34. Concordo con la conclusione, dopotutto per vivere in Italia in queste circostanze bisogna essere un po' fuori, soprattutto per stare calmi e fermi a leggere un blog e sperare che un giorno tutto cambi, lì sì, ce ne vuole di follia...

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  35. Un berlusconi sulla riforma berlinguer https://youtu.be/_nph5cYbFzw

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  36. E va bene, questo è un blog per pochi. Facciamocene una ragione: meglio soli che male accompagnati!

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